In Svezia è stato accolto come l’horror-movie della stagione. A quanto pare il “bestiario” di volti noti della tv di casa nostra è bastato a terrorizzare gli spettatori svedesi più o meno con lo stesso orrore che prova un cittadino italiano di fronte alle istruzioni per il montaggio di un mobile dell’Ikea. Ognuno ha i suoi orrori, ma i panni sporchi, nel caso di Videocracy non si lavano in famiglia e allora il documentario di Erik Gandini, regista italo-svedese che ha portato a Venezia la sua pellicola (evento speciale di Sic e Giornate degli Autori), sarà il termometro di come, il Bel Paese reagisce, se ancora lo fa, quando sullo schermo compare Silvio Berlusconi. Lui che tiene il controllo ed il dominio dell'immagine da tre decenni, all'inizio come uomo d'affari e magnate televisivo, poi applicando, con successo, il suo paradigma culturale televisivo alla politica. E’ lui “il Presidente: prima della televisione, poi di tutto”. Dai reality alle veline passando per Lele Mora e Fabrizio Corona per raccontare l’impero delle “televisioni del presidente” ma non solo. Perché nel nostro Paese “la forza della televisione è che sarai sempre ricordato. Se vai in tv sei dieci volte meglio degli altri” garantisce Ricky, che tra un passo di karate e una giravolta alla Ricky Martin, fa di tutto per arrivarci in tv. In Italia per contare qualcosa “basta apparire”, come recita il sottotitolo. E allora Gandini ripercorre dalle origini la storia di questo enorme potere polico-mediatico, senza retorica ne’ pretese con una pellicola girata per “gli amici svedesi da un italiano che accende la tv e prova tristezza”.
Ed è tristezza quella che prova lo spettatore nel vedere Lele Mora disteso nella sua camera da letto bianca in costa Smeralda, o Fabrizio Corona che prende migliaia di euro per una comparsata in discoteca. Non è l’orrore per qualcosa che non si conosce, per il mostro che può comparire sullo schermo da un momento all’altro. Ma la rassegnazione di sapere esattamente cosa accadrà, con quel misto di impotenza e vergogna, ma per qualcuno anche orgoglio, dell’essere cittadini del paese “videocratico”.
Per chi ancora scuote il capo davanti alla storia “anomala” del potere televisivo in Italia, Gandini torna gli anni '70, quando sulle tv locali comparvero i primi spogliarelli casalinghi in bianco e nero. Era quello l’inizio di una rivoluzione culturale, ma allora nessuno l’avrebbe detto, e invece…rivoluzione è stata.
Il regista Erik Gandini vive in Svezia ma è nato e cresciuto in Italia. Con Videocracy, torna nel suo paese d’origine, per raccontare le conseguenze di un esperimento televisivo che gli italiani subiscono da 30 anni. Così adesso l’80% degli italiani utilizza la tv come principale fonte d’informazione, per la libertà di stampa l’Italia è al 73esimo posto nel mondo ed è l’unico Paese d’Europa ed è all’84esimo nella classifica per la parità dei sessi. L’Italia è ferma, l’apparenza e l’edonismo vincono su tutti. L’importante è esserci e se poi questo vuol dire profumati biglietti da 500 euro, ancora meglio.




