Giovedì, 11 Giugno 2009 23:56

I Love Radio Rock - Recensione

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“Siete su Radio Rock e io sono il Conte. E conto su di voi per il conto alla rovescia... all’estasi... e al rock all day and all of the night!”

È il 1966. È il periodo più straordinario del british-pop. È l’epoca della Swinging London.
Da qui a breve inizierà l’indiscussa rivoluzione culturale che investirà come un’onda tutto l’Occidente. Metteteci anche una nave e otto dj fuori di testa ed il gioco è fatto.
Da queste premesse si sviluppa la spumeggiante trama del film I love Radio Rock. Alla regia troviamo Richard Curtis, qui alla sua seconda esperienza dietro la macchina da presa, che prima di aver diretto lo spassosissimo Love Actually - L’amore davvero è stato sceneggiatore di alcune delle migliori british-comedy mai scritte, tra cui Il diario di Bridget Jones, Notting Hill e Quattro matrimoni e un funerale.
Questa volta per il soggetto sembrerebbe aver preso spunto da un curioso aneddoto dell’epoca: la BBC trasmetteva solo due ore di di Rock’nRoll alla settimana, preferendo dare più spazio alla musica classica e al jazz. Nel frattempo, inarrestabili DJ, forti dell’enorme consenso popolare fra i giovani dell’epoca, passavano 24 ore su 24 irresistibili brani da barconi ormeggiati a largo delle coste britanniche. E in poco tempo più di 25 milioni di persone decretarono il successo di queste radio “pirata”, consacrandone gli speaker a mitiche icone pop.
Molto ispirato dalle atmosfere corali del M.A.S.H di Robert Altman e dai toni goliardici de Animal House di John Landis, Curtis ci porta a bordo del barcone “Radio Rock” in cui interagiscono dj “bucanieri” capitanati da un febbrile Conte (Philip Seymour Hoffmann che conferma un talento innato anche per i ruoli comici) in perenne disputa con il trasgressivo Gavin, il dj più sexy d’Inghilterra impersonato dall’eclettico e irresistibile Rhys Ifans. Armatore del natante è Bill Nighy, nel ruolo di Quentin, a sua volta in conflitto indiretto con il governo di sua Maestà, qui incarnato dal maligno e moralista Ministro Dormandy (Kenneth Branagh), il cui unico scopo è far chiudere i battenti a “Radio Rock”.
Al cast di ottimo livello si affianca anche una splendida, e vastissima, colonna sonora, composta da ben 54 brani, che spazia dai Rolling Stones agli Who, passando per Jimi Hendrix, Otis Redding, Smoke Robinson and The Miracles e tanti altri. Senza considerare le musiche originali del premio oscar Hans Zimmer, perfettamente inserite nel clima vintage della pellicola.

doppioschermo

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