Martedì, 09 Giugno 2009 23:51

Visions - Recensione

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La polizia casca nell’ennesima trappola di un maniaco al quale dà la caccia da tempo: i corpi speciali, dopo aver fatto irruzione nella fabbrica abbandonata dove il serial killer ha imprigionato le sue vittime, si ritrovano a fare i conti con delle cariche piazzate appositamente per loro.
Dopo l’esplosione, il Dottor Fredrick Leemen (Steven Matthew), psichiatra e profiler che ha seguito il caso del Ragno, l’assassino, decide di ritirarsi e di ritornare al suo vecchio lavoro in una clinica psichiatrica.
Nel suo reparto Leeman fa la conoscenza di Matthew (Henry Garret), un ragazzo ossessionato da inquietanti visioni di morte che sembrano in qualche modo collegate agli omicidi del Ragno. Il paziente in questione sembra certo che il dottore gli stia nascondendo qualcosa e per giungere alla tremenda verità dovrà accettare l’aiuto di Nick (Jacob Von Eichel), un altro ragazzo in cura mentalmente instabile, e di Hope (Caroline Kessler), una giornalista.

Visions si presenta come un thriller vecchio stampo, di quelli in cui le personalità dei protagonisti hanno più importanza delle loro interiora. L’operazione del regista Luigi Cecinelli riporta alla mente, se non viene considerata l’evidente influenza di Saw, una corrente mistery, più che horror, dal fascino ormai dimenticato. Il fascino dei thriller in cui tutti sono sospettati e in cui tutti hanno uno scheletro nell’armadio. Il fascino tipico del primo Dario Argento, per intenderci.
Ma molti altri nomi sembrano aver influito sul risultato finale. L'ambientazione claustrofobica del manicomio, la rete di indizi che porta i tre ragazzi sempre più vicini al colpevole e gli stati allucinatori del protagonista sembrano esser stati assorbiti da pellicole come Apri gli occhi di Alejandro Amenábar o Gothika di Mathieu Kassovitz, mentre il particolare cameratismo tra Mattehw e Nick ricorda molto l’atmosfera comico/drammatica dei picchiatelli di Qualcuno volò sul nido del cuculo.
E bisogna anche ammettere che è forse proprio il suonatissimo Nick il personaggio più riuscito della pellicola. Jacob Von Eichel gestisce bene le varie sfumature che lo caratterizzano, riuscendo ad essere allo stesso tempo ambiguo, divertente e spontaneo.
Interessante anche il twist ending, che spiattella in faccia allo spettatore una doppia soluzione difficilmente prevedibile.

Insomma, Cecinelli sembrerebbe essere un regista con un certo potenziale, in questo caso contenuto da un budget alquanto esiguo. Il suo talento troverà sicuramente una maggiore sfogo nei prossimi lavori.

doppioschermo

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