Venerdì, 29 Maggio 2009 02:00

Coco Avant Chanel - L'amore prima del mito - Recensione

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Coco Avant Chanel - L'amore prima del mito

Qui qu'a vu Coco?, Gabrielle Bonheur Chanel intona una vecchia canzoncina francese a lei cara in un caffè-concerto vicino alla stazione di Moulins.

E' il 1906, Coco (così la chiamava affettuosamente suo padre) Chanel ha ventitr anni e di giorno cuce orli nel retro di una sartoria e di sera delizia soldati ubriachi con la sua voce fioca e la presenza solenne nonostante la corporatura minuta e magrissima, regale, nonostante le umili origini contadine. Figlia di un venditore ambulante di tessuti e di una sarta, seppur da sempre circondata da stoffe, forbici e modellini, sogna di fare l'attrice, la cantante o la ballerina, non sapendo ancora che il suo destino era già segnato.

Un destino e una biografia che superano qualsiasi congettura, poesia, romanzo o fantasia: la sua vita già di per sè potrebbe essere un film, intricato misterioso, ma soprattutto intenso ed emozionante.

Coco Avant Chanel - L'amore prima del mito della regista francese Anne Fontaine, ci racconta solo alcuni capitoli della storia della belle dame sans merci, quelli della giovane donna prima della couturiere di fama mondiale interpretata divinamente da Audrey Tautou, la celebre e amatissima Amélie Poulaine, che cerca di riscattare l'infanzia triste e solitaria dell'orfanotrofio, segnata dalla morte della madre prima e dall'abbandono del padre subito dopo, attraverso il lavoro, la creatività e la volontà di fare senza fermarsi mai ( Coco Chanel odiava le domeniche).

Il film inizia dal "rapimento" di Etienne Balsan, interpretato da Benoît Poelvoorde, un ricco rampollo la cui vita è limitata a feste e corse di cavalli, che la tiene con sè nel suo castello, iniziandola al mondo luccicante di lustrini e merletti, titoli altisonanti e conversazioni frivole tipiche dell'alta società. Un mondo che Coco riuscirà a stravolgere più di qualsiasi manifestazione o movimento, e che segnerà per sempre.

E' lì infatti che Chanel inizia a imporre il suo stile, quello che più in là diverrà "lo stile francese" per eccellenza, semplice, sobrio, elegante. Con la sola forza della sua creatività e armata solo delle sue forbici Mademoiselle libererà la figura femminile del suo tempo dai corsetti e dalla costrizioni, reinventando la donna.

Spirito libero, emblema del '900 francese, non si sposò mai, e pur incontrando più volte l'amore, non lo visse mai a fondo.

In ogni uomo cercò di ritrovare il padre che l'aveva abbandonata, anche in Boy Capel, nel film Alessandro Nivola, il suo grande amore, che la incoraggiò a seguire la sua strada e assecondare la sua inclinazione artistica, facendone una professione. Audrey Tautou spiega però che probabilmente se Boy l'avesse sposata il suo destino sarebbe stato diverso, e sostiene anche che Coco giurò a sè stessa di non dipendere mai da nessuno. Oltre che dagli amori infelici, la sua vita fu segnata anche dalla costante presenza della morte, che sembra sfidarla continuamente e che le tolse, dopo la madre, Boy, e poi le sorelle e il fratello. Visse ottantasette anni, conobbe tutte le personalità e gli artisti più influenti e famose del suo tempo, lavorò e viaggiò moltissimo, ma in fondo era sempre stata sola.

Glaciale eppure passionale, sicura di sè fino all'arroganza eppure generosa, i suoi famosi aforismi erano come sentenze e tagliavano più delle sue forbici.

La regista afferma che Coco seduceva col cervello, più che col corpo, e dice: Non aveva l'ambizione o gli strumenti per adattarsi al mondo borghese--quelle porte le erano sbarrate--così ha attirato l'attenzione su di sé con il massimo della provocazione. Non voleva rispettare quel mondo, ma adattarlo alla sua personalità.

Il film termina con l'ascesa, la prima grande collezione, l'inizio del mito. Morì molti anni e collezioni dopo, di domenica.

doppioschermo

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