Curioso film, questo District 9. I primi 20 minuti fanno pensare ad un mockumentary puro, dallo stile asciutto e dalla valenza metaforica esclusivamente socio-politica. Ma subito dopo, pur continuando ad utilizzare l’artificio delle finte interviste ai familiari o dello stile di ripresa a mano, risulta sempre più manifesta la sua virata verso la finzione più strettamente filmica. O se vogliamo, verso un documentario più spettacolare e con palesi “ricostruzioni”. Col percorso del protagonista, che passa inaspettatamente da carnefice a vittima (attraverso chiare suggestioni mutazioniste cronenberghiane), la storia calca un binario leggermente più classico. Ciò è peraltro suggerito dall’uso progressivo di musiche extradiegetiche e di scene e sequenze verosimilmente lontane (o irraggiungibili) dalle telecamere ufficiali. Non che questo incida sulla godibilità della pellicola nel suo complesso, quanto piuttosto sul pieno effetto novità che l’incipt – o il trailer – avevano lasciato presagire. Interessante comunque l’idea di ambientare la storia a Johannesburg e non, per l’ennesima volta, negli Stati Uniti.

E soprattutto, a parte le più riconoscibili finezze realistiche come i meccanismi legati alla ghettizzazione o al mercato nero che riguardano la comunità extraterrestre, apprezzabile è anche la trovata del canale comunicativo stabilito tra le due razze: gli umani (alcuni) riescono a capire gli alieni e gli alieni (quasi tutti) capiscono gli umani, ma nessuna delle due comunità può – evidentemente – riprodurre i fonemi dell’altra. Forse, una riserva si può muovere all’eccessiva somiglianza fra alieni e comunità umana. Le reazioni emotive dei gamberoni, le loro dinamiche relazionali e persino i loro dialoghi o giochi psicologici si avvicinano oltremodo a quelli dei loro carcerieri, e non solo per spirito di adattamento ultraventennale. Forse, una caratterizzazione (e persino un’antropomorfizzazione) differente avrebbe maggiormente giovato alle pretese di realismo della vicenda. Senza andare necessariamente a discapito dei significati metaforici da essa veicolati.