Domenica, 22 Febbraio 2009 18:26

The Reader - A voce alta - Recensione

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Colpa, passione, rabbia e oppressione. Quello che colpisce di The Reader è la forza delle emozioni e dei sentimenti, che dallo schermo riescono a colpire lo spettatore. Merito della regia, dell’ottima performance dei protagonisti: dagli occhi di Hanna – Kate Winslet, dalle espressioni timide e incredule di Michael - David Kross, agli occhi interrogativi di Ralphes Fiennes.

Un malore permette al giovane e timido Michael di incontrare una donna più grande, bigliettaia sui tram. Lei lo soccorre ed è misteriosa ed affascinante. Da quel momento i loro incontri, la passione dei loro corpi si alterna a quella della lettura dei classici. Michael legge in latino, in greco, e poi Omero e l’amante di Lady Chatterley. Hanna lo ascolta. Ride, piange e poi si concede a lui. Michael ama Hanna, lei ama le sue letture. Una volta adulto, e avvocato, Michael non può non ripensare a lei e ai loro incontri. Fino a quando non la rivede e, in maniera del tutto casuale, scopre il suo drammatico passato.

Stephen Daldry divide la storia di The Reader esattamente in due parti. Nella prima, con uno sguardo semplice e a tratti curioso, parla dell’iniziazione sessuale di un giovane appassionato di letteratura e attratto da una donna più grande. I loro incontri riescono a catturare per tutta la prima parte l’attenzione dello spettatore. Poi, in maniera improvvisa e inaspettata, una partenza e una stanza vuota spostano l’attenzione della pellicola su un nuovo tema: il senso di colpa nei confronti del mondo intero, per il dramma e l’indicibilità dell’Olocausto. "La gente sorvola su quanto tutti sapessero…tutti sapevano… ma non è questo il punto. Il punto è come sia stato possibile che abbiate permesso tutto questo, e come non vi siate ammazzati quando l’avete scoperto" dice un collega di Michael durante il corso di Diritto. Troppo difficile dire. Hanna racconta quasi con naturalezza di ciò che accadeva, che si "doveva fare", ma nel suo sguardo si legge tutta l’inconsapevolezza e la drammaticità di quello che è stato.

Fuori concorso alla 59/a Berlinale, The Reader è tratto dal romanzo di Bernard Schlink. Furono Anthony Minghella e Sydney Pollack a pensare di farne un film e, prima di morire, affidarono il progetto a Stephen Daldry. Così il regista inglese, raccolta l’eredità, sceglie David Hare (The Hours, Il danno) per la sceneggiatura. Del film non piace soltanto il modo in cui è trattato il tema dell’Olocausto, tanto caro al cinema hollywoodiano e alla truppa degli Academy Award. E’ l’intrecciarsi di sentimenti opposti, di ciò che si può dire “a voce alta” e ciò che non si riesce a raccontare, assieme all’interpretazione di Kate Winslet, ambigua, cattiva, prepotente e tenera, candida e quasi indifesa a colpire più di tutti. Una pellicola che non assolve né giustifica: è lo stesso passato a condannare i protagonisti. E’ Michael a farsi carico di quei comportamenti inspiegabili, che la collettività prova ad elaborare, ripensando a quanto sia difficile comprendere "quell’uomo dal multiforme ingegno".

The Reader pur inserendosi nella lunga lista di film che raccontano lo sterminio degli ebrei, non pretende in insegnare o raccontare cosa è stato. Il male, in questo caso, è descritto in maniera atipica e originale: non è soltanto il senso di colpa dei tedeschi per ciò che è accaduto nei campi di concentramento, ma quello che attraversa la vita di ogni uomo.

doppioschermo

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