Quando il proprio figlio compie ventanni, è il periodo più difficile per un genitore. Infatti, più della maggiore età, i venti sono gli anni di chi sta definitivamente lasciando il nido familiare per intraprendere il mondo e diventare un adulto. Suscita curiosità scoprire quindi come Pietro Valsecchi stia vivendo il fatto che la sua figlia maggiore, la Taodue, abbia raggiunto questo fatidico traguardo. Per l’occasione, come tutti i buoni genitori fanno, Valsecchi ha preparato nella fantastica atmosfera dell’auditorium di Renzo Piano, una grande festa per la sua creatura con tanto di presentazione della serie a cui è più affezionato, Distretto di Polizia 11.
All’incontro con la stampa il produttore arriva, nonostante dica il contrario, con aria rilassata e risponde a tutte le domande con quel fare un po’ sbruffone che è proprio solo di chi ha veramente raggiunto il successo (ricordiamo gli incassi mostruosi ottenuti grazie alla sua intuizione di portare Checco Zalone al cinema). Si comincia subito parlando della nuova stagione di Distretto di Polizia (“l’utilitaria che non tradisce” lo soprannomina il produttore), arrivato all’undicesimo anno d’età e diventando cosi la serie poliziesca più longeva della televisione italiana.
Viene data subito la parola ad Andrea Renzi, bravo attore teatrale a cui quest’anno toccherà guidare il Decimo Tuscolano. Renzi ammette subito di amare il lato artigianale del mestiere dell’attore, quello che gli ha permesso di entrare nel suo personaggio, il poliziotto integerrimo,disgustato dal proprio passato, adattandolo anche alle proprie esperienze, per renderlo più umano possibile. Il suo compito è stato difficile, anche a fronte delle dieci stagioni precedenti, ma è stato facile inserirsi perché il team di Distretto, come afferma lui è ”come una squadra di calcio, dove è facile giocare perché vi sono dei grandi giocatori”. Proprio sulla collettività si focalizza perché “raccontare un gruppo ti può permettere di parlare di dinamiche personali e di rapporti rendendo tutto più interessante sia per il pubblico che per l’attore stesso”.
L'attenzione però si sposta presto su altri temi e l'incontro diventa una riflessione sullo stato di vita della serialità italiana. Valsecchi, nonostante ricordi che molti suoi format abbiano trovato distribuzione estera (Russia, Stati Uniti, Francia) dice, senza nascondersi dietro giri di parole, che la tv italiana “falsa, retorica, priva di alcuna autenticità”. E’ normale quindi che la gente, soprattutto i ragazzi più giovani, scappino prediligendo altri linguaggi come internet o face book. Per affrontare questa crisi non bisogna inventarsi nulla, basta creare un prodotto valido, capace di suscitare interesse.
La ricetta di Valsecchi è semplice: “bisogna raccontare le storie che la gente vuole ascoltare e mostrare esempi di coraggio e solidarietà, come quei procuratori lasciati soli contro la criminalità.” In quest’ottica si inseriscono i prossimi progetti della casa di produzione ovvero Il delitto di Via Poma ( “una storia entrata nell’immaginario collettivo, che dà il senso di come sia quasi impossibile arrivare, in Italia, alla verità) e Il clan dei Casalesi ( che “Il capo dei capi, fotografa delle realtà che non vanno ignorate”).
Prima di finire l’incontro il produttore ha anche il tempo per riaffermare l’interesse verso quella fascia di pubblico più difficile, i giovani, che “dovrebbero essere consultati in ogni occasione perché sono la molla del nostro futuro”, ribadendo di avere intenzione di provare sempre qualcosa di nuovo e di non sedersi sugli allori. Alla luce di questo non resta che fare anche noi un buon compleanno alla Taodue, augurandogli cento di questi giorni.




