L’impegno di Steven Spielberg nella produzione è stato in questi ultimi anni assai più fecondo – e talvolta fortunato – della sua stessa ed apprezzata attività registica. Questo non riguarda soltanto la sua collaborazione a progetti cinematografici di respiro commerciale come Transformers, Super 8 o l’imminente Cowboys & Aliens, bensì anche quella che ha legato il suo nome ai recenti telefilm Falling Skies e Terra Nova. E laddove nella prima serie era stata ripresa l’antica suggestione spielberghiana per gli alieni, nell’attesa Terra Nova si torna all’altra piacevole ossessione del regista di Jurassic Park: i dinosauri.
Trasmesso lunedì 26 settembre in patria – e presentato in anteprima al Roma Fiction Fest quest’oggi -, il doppio episodio iniziale dal titolo Genesis (I e II parte) catapulta il pubblico in un futuro a dir poco distopico (per la precisione il 2149), dove una società ipertecnologizzata è costretta ad un rigido controllo delle nascite e ad un’esistenza protetta da un’atmosfera ormai dannosa per l’organismo umano. Esiste tuttavia una misteriosa falla spaziotemporale che permette a intere colonie - sorteggiate dallo stato - di lasciare il presente e di “saltare” indietro di 85 milioni di anni. Nel corso degli anni, gli incursori del futuro hanno così costruito una comunità in questa lontana epoca, e ricevono periodicamente nuove ondate di viaggiatori che cercano riparo da un pianeta ormai morente. Il nome di questo nuovo mondo, edificato tra una fitta vegetazione e a costante contatto con i dinosauri, è quello che da il titolo alla serie. I protagonisti ufficiali della storia sono i membri della famiglia Shannon, sebbene fin da subito il ventaglio dei personaggi si allarga a dismisura. Ben presto, oltre al fascino della terra selvaggia e della sua fauna, si delineano nuove problematiche legate a questo nuovo mondo, che già agli albori della sua creazione sembra minato da instabilità, minacce, ribellione e segreti governativi.
Per quanto il nome di Spielberg faccia correre la mente subito a Jurassic Park o a Il mondo perduto, il riferimento seriale più diretto è senza dubbio il britannico Primeval, giunto quest’anno alla sua sesta stagione. Tuttavia, quando il tocco spielberghiano avvolge un progetto, ogni cosa diventa estremamente fuori scala e il risultato finale scavalca qualunque pretesa di puro intrattenimento per diventare epica fantascientifica. E le premesse di Terra Nova non lasciano dubbi in proposito. Tra i suoi ideatori e produttori esecutivi ci sono anche molti nomi che sono ben più di una garanzia. Fra tutti, il regista del pilot Alex Graves (West Wing, Ally McBeal, Fringe) e Brannon Braga (amato da milioni di fan scritto molti degli episodi di Star Trek: The Next Generation).
A parte le solite caratterizzazioni piatte e prevedibili dei rapporti familiari (che non sono mai sembrati il forte né di Spielberg né della scrittura fantascientifica in generale), la storia procede a ritmi serrati e mette subito molta carne al fuoco. Speriamo solo che, nel corso dei prossimi episodi - 13 in tutto per questa prima stagione -, gli autori si ricordino di ritirarla tutta in tempo.




