Alle soglie del 1993, prima che la Comunità Europea diventi operativa, il doganiere belga ultranazionalista Vandevoorde (Benoît Poelvoorde) ha sempre fatto del suo sentimento antifrancese un orgoglioso manifesto di intolleranza celata da patriottismo. Il suo comportamento verso i francesi che varcano la dogana è sempre stato brusco, insofferente e spesso offensivo. Anche i suoi rapporti con i vicini colleghi francesi al di là del confine sono tesi e scostanti. Per questo motivo, alla notizia dell’abbattimento delle frontiere, il suo mondo comincia a sgretolarsi. E a dare il colpo di grazia all’ottuso agente, la notizia di dover allestire una squadra doganale mobile – alias, una sgangherata macchina con cui appostarsi in sperdute strade di campagna, cercando di fermare delle occasionali automobili per controlli casuali – nientemeno che con un collega francese, Mathias Ducatel (Dany Boon). Il quale, per giunta, ha una relazione con la sorella a sua insaputa.
Le premesse di Niente da dichiarare? sono interessanti, e la storia si sviluppa con una certa gradualità (nonostante i toni sostenuti da commedia degli equivoci). Il regista della pellicola è lo stesso Boon, che nel 2008 aveva riscosso un enorme successo con il suo Giù al Nord, rifatto e adattato poi in Italia in Benvenuti al Sud con Claudio Bisio.
C’è da dire che il film è molto godibile e carino sebbene, qui più che in altri casi, la visione doppiata in italiano – per quanto ben fatta – non può restituire le finezze linguistiche dialettali e di accento legate al confronto tra i due coprotagonisti e i loro familiari. Nonostante il confronto col precedente apprezzatissimo film di Dany Boon, Niente da dichiarare? riesce a divertire con intelligenza, semplicità ed anche qualche ingenuità (in particolare la sottotrama sul contrabbando che assume toni via via sempre più grotteschi).
Probabilmente, con i dovuti accorgimenti di sceneggiatura, non è assurdo pensare che anche per questa storia ci possa essere un qualche tipo di adattamento italiano. Del resto, di zone di confine in cui l’intolleranza ed i luoghi comuni mettono ai ferri corti paesi o regioni, non mancano nemmeno nel Bel Paese.




