Venerdì, 23 Settembre 2011 15:53

Nicolas Winding Refn: Drive è quasi un film italiano

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Presentato alla stampa l'ultimo film del regista danese, che ha dichiarato di essersi ispirato a Dario Argento e Sergio Leone.

Presentato stamattina alla stampa italiana Drive, l’ultima fatica cinematografica del Tarantino europeo, Nicolas Winding Refn. Accolto da applausi calorosi ed eccitati, come raramente succede alle anteprime per addetti stampa, il film del regista danese, una delle più sorprendenti promesse del cinema scandinavo degli ultimi anni, aveva già registrato un ottimo feedback all’ultimo festival di Cannes, dove aveva meritatamente conquistato il premio per la Miglior Regia e lanciato sull’olimpo degli attori il suo protagonista, Ryan Gosling. Il film sarà nelle nostre sale dal 30 settembre, distribuito in 300 copie da 01 Distribution e Rai Cinema.

La rabbia hollywoodiana e l’orgoglio europeo
Alla conferenza stampa il regista Refn si è presentato con un perfetto e moderno look da radical chic, contraddetto però dallo sguardo proiettato verso il cinema del passato, da cui trae ispirazione con qualche onesto furto artistico, specie se si tratta di quello italiano: “Credo che Melville e Leone siano riusciti a unire la mitologia americana e la sensibilità europea. Mi viene in mente Murnau  e il suo cinema negli anni ’20: il cinema raggiunge la sua apoteosi quando sposa Hollywood e l’Europa!”. Sulla violenza, che gronda in molte sequenze cruente del film e macina citazioni di Burton, di Peckinpah e di Tarantino, Refn ha affermato in maniera provocatoria: “Nessuno meglio degli italiani sa mettere la violenza nel cinema”, spiegando poi che è colpa di sua madre (fotografa) e del suo compagno se da ragazzino ha iniziato a collezionare la visione di film violenti: “Sono cresciuto a New York e mia madre e il mio patrigno erano due hippy, a loro piaceva tutto quello che non era violento, mi dicevano che i film violenti americani erano nazisti e io mi ribellavo, come fa ogni figlio. Così ho visto la maggior parte dei film “vietati”, ma anche Fellini, Visconti, Rossellini. Dario Argento e Sergio Leone sono stati due grandi maestri per la mia ispirazione, rappresentando diversi modi di usare la violenza al cinema”. Nel film è possibile intravedere tra le trame della messa in scena un’influenza visiva del cinema di fine anni ’70, ma viene esclusa nello specifico quella di The Driver (’77) di Walter Hill, autore che Refn ammette aver avuto su di lui un richiamo per Valhalla Rising: “Sono cresciuto negli anni ’80 quindi ho visto quei film. Però io non so sempre quando faccio qualcosa perché la faccio, so solo che provo a farla e a volte me ne rendo conto solo dopo il risultato. Certo, ho le mie ossessioni, le mie paure come quella di ripetermi…, poi ammette: “Per Drive ho rubato dai film di Dario Argento, mi sono ispirato alla musica da Jacopetti e Prosperi come dimostra il brano All my love dell’ultima scena. Drive è quasi un film italiano”. Rende orgogliosi gli italiani il regista danese, che già in passato si era dichiarato in più occasioni fan del cinema nostrano, “Credo che i grandi cineasti italiani siano quelli più poetici nei film d’azione e violenti, rispetto a quelli di Hollywood”, parole che lasciano intuire una presa di distanza dal sistema delle major americano, confermate nel film da una pungente battuta di Berney “In fase di scrittura ci era sembrata interessante, ma detta da Albert Brooks lo era ancora di più. La cosa interessante di Hollywood è che quando si fa un film non si parla mai del film dicendo che è buono o meno ma solo se fa soldi! Ho vissuto a Hollywood durante le riprese per 8 mesi, ma non ho particolare interesse o desiderio a tornarci”.

Il feticismo dark: il cinema è un atto di violenza
Sul progetto del film, tratto dall’omonimo romanzo di James Sallis, Refn racconta: “Buona parte dell’ispirazione per il film viene dalle favole dei fratelli Grimm, che leggevo a mia figlia qualche anno fa. Nel film man manoi toni diventano scuri ma c’è anche aspetto morale e alla fine l’innocenza finisce per prevalere e il cattivo per essere sconfitto. Nella prima metà del film volevo che fosse forte l’illusione dell’amore senza tutte le sue complicazioni e ci voleva una violenza che capace di gettare lo spettatore in uno sconvolgimento interiore. Più estremo è il cinema, più è emotivo e più forti sono le emozioni: come tutte le forme d’arte, il cinema è un atto di violenza. Io non sono una persona violenta, ma sono un filmaker fetish e quello che voglio fare è sempre quello che vorrei vedere”.

L’amore assoluto e l’isolazionismo scandinavo
Ad alcune domane polemiche e prevedibili sull’uso incondizionato di violenza, spietata e intensificata, nel suo film Refn ha risposto: “Drive non è un film politico. Io credo che al cinema la cosa migliore siano le emozioni individuali. L’amore puro è un’emozione molto violenta, nel mondo di Drive c’è l’aspirazione a questa purezza, irraggiungibile, e all’opposto un mondo violento. E il protagonista non si muove nel mezzo”. Sorprende che a parlare di tumulti interiori così forti sia una messa in scena, almeno inizialmente, così pacifica, un’estetica della tranquillità comune a buona parte del nuovo cinema nordeuropeo: “Noi scandinavi siamo sempre stati repressi, non ci piace condividere le emozioni interiori, non usciamo molto, abbiamo una natura invidiosa ma non la mostriamo per correttezza… Io sono cresciuto a Manhattan pensando di poter fare qualunque cosa volessi, avevo una visione all’opposto della cultura danese. Ma sono una persona molto emotiva”.

La modestia di un enfant prodige
Dopo aver raggiunto la popolarità sulla Croisette per il regista non sembra però essere cambiato molto nella sua vita “Essere in competizione a Cannes è stato per me straordinario. Ricevere i complimenti da De Niro, che mi ha detto che Drive era il miglior film dark che avesse mai visto, è stato incredibile. Il giorno dopo però torni a casa continui a fare i tuoi film e i premi potrai mostrarli come una garanzia a chi te ne chiederà”. I complimenti piacciono dunque a Refn, abituato a riceverne fin da piccolo dalla madre, una presenza molto forte nella su vita: “Mi ha sempre detto che sono un genio qualunque cosa facessi, lei è sempre stata orgogliosa di me e davanti ai miei film si limita sempre a dirmi: - Che bella storia d’amore”!

Uno sci-fi in cantiere
Sul suo prossimo progetto, il thriller Only God forgives, Refn ha anticipato: “Girerò a Bangkok a natale. La messa in scena si basa sempre su quello che vorrei vedere anche se non so ancora molto”. Nel cast del film, che sarà distribuito in Italia da 01 Distribution, vedremo ancora Ryan Gosling, non si sa però se ancora così taciturno.

doppioschermo

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