Chi aveva temuto – o sperato -, guardando il trailer o le locandine di questo film, di trovarsi di fronte ad un altro emulo de Il gladiatore di Ridley Scott, dovrà ricredersi. The Eagle, che pure sull’impero romano fonda la sua suggestiva ambientazione, non è solo la storia di redenzione di uno schiavo. Per quanto, in esso, ve ne siano (in qualche modo) addirittura due.
Tratto da uno dei più amati romanzi della scrittrice Rosemary Sutcliff, La legione scomparsa, il film di Kevin MacDonald cerca di rendere giustizia, nella sua trasposizione, ai temi cari all’autrice: l’amicizia, la lealtà, il coraggio, l’onore, la diversità e – non ultimo – la resistenza al dolore (questi ultimi, in particolare, fortemente autobiografici per la Sutcliff, costretta per molti anni in una sedia a rotelle a causa di una forma molto rara di artrite). The Eagle in realtà è principalmente la storia di un viaggio che unisce, nel cammino, un’improbabile coppia: un soldato romano intento a recuperare il prezioso emblema dorato di una legione scomparsa misteriosamente in Britannia ed uno schiavo celtico strappato alla morte nell’arena proprio grazie al primo. Tra i due si instaura subito un rapporto molto sottile basato su sentimenti univoci di rispetto e compassione, che porta comunque i compagni di viaggio alla circospezione ed alla cautela reciproche. Ma durante il film, il verso di questi due atteggiamenti gradualmente si inverte, ed anche il curioso rapporto tra padrone e schiavo prende delle svolte inaspettate.
Non mancano scene di azione e di combattimento, e nemmeno una buona dose di retorica imperiale. I discorsi pomposi di Marco Flavio Aquila (Channing Tatum) sull’onore del padre da ristabilire, o sulla necessità di farsi valere (magari anche sacrificarsi) in battaglia lo rendono un eroe epico classico, a discapito della modernità dimostrata dal suo atteggiamento magnanimo e pietista verso il giovane stoico Esca – un nome quasi ironico, da un punto di vista prettamente narrativo -.
Un film dal sapore di antica Roma, quindi, con tanto di pollici versi, elmetti e spade. E (proprio come ne Il Gladiatore) dei rari flashback bucolici ed una canzone dal testo esotico che suscita emozioni forti a fare da tema portante della pellicola. Ma The Eagle, per fortuna, narra tutta un’altra storia. In altri modi e con altre finalità. E forse solo per questo, il suo onore filmico va decisamente difeso.




