Secondo lui, con la sua ultima fatica, il regista russo Aleksandr Sokurov ha dato un’ulteriore prova della sua completa padronanza del mezzo filmico, già abbondantemente dimostrata con il suo Arca Russa del 2002. Molto seri i toni di Sgarbi nel valutare l’importanza della settima arte: “Non siamo al cinema per divertirci, per ridere, neppure per piangere, ma per capire qualcosa di noi come quando leggiamo Ariosto, Cervantes, Dostoevskij, Borges o come quando ascoltiamo Mozart e Beethoven”. E aggiunge, solenne: “Il cinema è suprema e compiuta sintesi delle arti, in particolare di letteratura e pittura”. In questo senso, l’arte di Sokurov è un impegno necessario e senza sconti. Ancora di più: “Faust, con quest’opera è lo stesso Sokurov”, afferma deciso Sgarbi. E rilancia, affermando che il regista russo vuole essere come Goethe ma, padroneggiando un mezzo straordinario, fare anche più di quello che fece all’epoca lo scrittore tedesco.
Parole molto interessanti e assai ben argomentate, volte a celebrare un’opera complessa e meritevole piuttosto che – come più spesso accade con le esternazioni del critico ferrarese - a sollevare polemiche o arringhe distruttive. Un ottimo segno che fa ben sperare per la visione di un film che – ci si augura – piacerà davvero a tutti gli animi più e meno sofisticati.





