Giovedì, 08 Settembre 2011 21:30

Paranoid Soderbergh: un percorso angosciante del regista di Contagion

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Difficile giudicare la filmografia di Steven Soderbergh

Si è cimentato in generi molto diversi tra loro, e con risultati altrettanto differenti. Il bla bla movie (Sesso, bugie e videotape, Full Frontal), il biografico (Erin Brockovich - Forte come la verità, i due Che), la commedia brillante o d’azione (la saga di Danny Ocean, Out of sight), persino la fantascienza (il remake Solaris e l’ultimissimo Contagion). Tuttavia, nonostante questa indubbia poliedricità, è in un singolo tratto specifico che risiede la sua maggiore maestria narrativa. Ed è il modo in cui è riuscito a rappresentare sul grande schermo il più grande nemico della contemporaneità: la paranoia.

Non è certo il solo cineasta ad averlo fatto, si sa. Il cinema è sempre stato ricchissimo di oggettivizzazioni paranoiche di ogni tipo. In molti casi si tratta di pellicole di fantascienza distopica, in cui la sfiducia generale e la repressione aumentano lo scetticismo verso tutto ciò che riguarda l’esperienza sensibile ed il sapere sedimentato (1984, Strange days, Matrix, ...). Ci sono poi molti film che con il futuro non hanno sempre strettamente a che fare, ma che la paranoia istillano, la affrontano o la esorcizzano mediante rituali, leggende, congegni mortali o spazi angusti (Cube, The blair witch project, Saw, ...). Altri che mescolano la paranoia alle teorie del complotto ed allo spionaggio (un esempio su tutti: la sottotrama governativa di X-files). Ma sarebbe davvero impossibile declinare tutti i modi e i tempi della paranoia, anche solo quella sul grande schermo.

Tuttavia, mentre alcuni registi o scrittori in qualche modo vengono subito associati alle loro tematiche ricorrenti come indissolubile marca distintiva, al nome di Soderbergh non si palesa nello spettatore alcun immediato binomio fra il regista ed il tema della paranoia. Eppure, segni evidenti erano stati lasciati nella sua filmografia fin dall’inizio. Titoli come Delitti e segreti, Torbide ossessioni, persino il logorroico Sesso, bugie e videotape prima citato – con personaggi cerebrali e frastornanti, ossessionati da un fastidioso ed autoreferenziale senso di inadeguatezza – già avevano tracciato il solco di questo percorso. Un percorso che è continuato, sotterraneo, passando per il conturbante episodio Equilibrium (all’interno del film collettivo Eros) fino a Bubble, piccolo dramma di provincia che restituisce le atmosfere rarefatte ed angoscianti di una minuscola comunità urbana. E considerando la deviazione brillante della commedia The Informant!, si arriva così allo Zenith paranoico. Il massimo risultato ansioso con il minimo sforzo veicolare. Ovvero: Contagion.

Un'inquadratura che indugia un secondo più del dovuto su una mano che si tiene alla maniglia di un autobus. Lo zoom su un recipiente di arachidi nella ciotolina di un bar. Scatti nervosi che interrogano colpi di tosse, sfioramenti, sudori, effluvi organici da mercato. In altre parole, dettagli di vita quotidiana nella giornata di un qualunque lavoratore medio di una grande città. E ovviamente, l’elemento che rende d’improvviso tutto ciò da ordinario a letale: un nuovo, potentissimo virus. Un nemico invisibile, matematico, che uccide in progressione gemetrica e che si trasmette mediante vicinanza o contatto. Il panico più assoluto. L’uomo nero degli ossessivo compulsivi. Il tutto, poi, filmato non con il gusto per l’eccesso del blockbuster catastrofico, ma con la cura quasi documentaristica di un narratore attento, con interpreti quasi privi di trucco (bellissima Gwyneth Paltrow al naturale) e con reazioni così verosimili da risultare inquietanti.

Inutile riflettere sul fatto che, senza un virus di quella portata, nulla di quello che appare così pericoloso nella gestualità quotidiana potrebbe sortire effetti minimamente paragonabili. Chi già sventolava il suo manifesto ipocondriaco, troverà solo pane per le sue ansie ed amplificherà le sue già eccessive cautele. E forse gli agnostici dell’igiene cominceranno a porsi qualche dubbio in più.

Ed ecco fatto. Il germe è inoculato.

Potere contagiante del cinema.

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doppioschermo

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