Giovedì, 08 Settembre 2011 00:58

Gianni Pacinotti in arte GIPI. Dalla cellulosa alla celluloide

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Curiosa scelta, quella di Gian Alfonso Pacinotti

Quarantottenne, nato a Pisa, ha dedicato la sua vita alla letteratura disegnata. Al graphic novel. O, se si preferisce la dizione più popolare e fuorviante, al fumetto. E nel corso degli anni, ha scritto alcuni fra i maggiori capolavori del settore. La sua prosa asciutta e il suo stile di disegno spigoloso ed essenziale, oggetto di autoironia da parte dello stesso autore (come simbolicamente suggerisce il titolo di una delle sue opere più riuscite, LMVDM - La mia vita disegnata male), hanno delineato una cifra stilistica personalissima di grande impatto. Assai apprezzato non solo nel nostro paese, ha vinto negli ultimi due lustri una miriade di prestigiosi premi sia italiani che esteri.

Ma la scelta curiosa cui si accennava all’inizio non si riferisce alla strada professionale da questi intrapresa. Né alla sua decisione di dedicarsi, nonostante l’unanime consenso raggiunto nel proprio ambito, ad un’altra grande passione dell’infanzia, il cinema, e di girare una piccola opera prima al sapore di fantascienza classica. No. La cosa curiosa è come l’autore, ai più noto solo con il suo nome d’arte fumettistico Gipi, abbia deciso di firmare il suo esordio alla regia L’ultimo terrestre (oggetto di una campagna virale particolarmente arguta) con il suo vero nome, Gianni Pacinotti. O parafrasando le sue stesse parole prese dal blog personale, il suo “nome (quasi) vero”. Ed il motivo di questa scelta l’ha spiegata con la proverbiale semplicità, schiettezza e profondità che permea tutte le sue opere cartacee: “fu mio padre a regalarmi la prima super 8 e la prima centralina di montaggio, di quelle con la taglierina e lo scotch. Ero piccolo. Pacinotti è il nome suo e credo che a lui farà piacere, dal posto in prima fila che si è conquistato, vedere il suo nome (che poi è per caso pure il mio) sullo schermo del cinema”.

C’è un altro fattore che si potrebbe definire curioso, riguardo questo film - che sarà presentato nella giornata di oggi, 8 settembre -. Chi conosce l’arte di Gipi, ne ha amato le sperimentazioni grafiche, i testi intensi e le tematiche ricorrenti o autobiografiche, si potrebbe supporre che sappia cosa aspettarsi da una sua esternazione filmica. E invece no. La sua personalità artistica, le contaminazioni dei suoi progetti e lo stesso modo di approcciarsi all’universo dei media sono un cocktail cangiante e geniale, capace di miscelarsi ogni volta in modo imprevedibile. In questo, L’ultimo terrestre sarà una sorpresa assoluta, sia per gli estimatori che per chi, ignaro di chi sia (fosse) Gipi, si troverà a guardare e valutare l’opera prima di un tale Gianni Pacinotti. Senza pregiudizi di sorta o, al contrario, l’ausilio dello strascico autoriale legato ad universo meraviglioso e lontano come quello dell’arte grafica.

Ma in qualche modo, ciò è un bene. E quasi certamente, la vera motivazione di questo nuovo battesimo artistico. Che auguriamo porti a Gian Alfonso “Gipi” Pacinotti molta, molta fortuna.

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doppioschermo

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