Durante la Seconda Guerra Mondiale, il giovane Steve Rogers, desideroso di arruolarsi per il fronte, le tenta tutte per essere selezionato dall’esercito ma, a causa della sua corporatura gracile e di una sfilza di malattie che lo hanno colpito da bambino, viene costantemente respinto: la sua forza di volontà e il suo coraggio però vengono premiati da uno scienziato che collabora a un programma per creare dei super-soldati: Steve quindi si sottopone ad un esperimento che lo trasforma nel supereroe Captain America.
Per la quinta pellicola sui Vendicatori - dopo i due Iron-Man, L’incredibile Hulk e Thor – per Captain America – Il primo vendicatore la Marvel si affida all’esperto supereroe Chris Evans, che sul grande schermo ha già impersonato Johnny Storm nei due I fantastici quattro; ridotto in formato mignon grazie agli effetti digitali per la prima parte del film, dopo il siero progettato dal dottor Erskine – un imperdibile Stanley Tucci, che però viene liquidato troppo velocemente – si trasforma in un ammasso di muscoli da fare invidia a Mastro Lindo e da far girare la testa a tutte le ragazze che prima non lo degnavano di uno sguardo (ma Steve non se ne rammaricava, perché confida alla bellona di turno, Peggy Carter/Hayley Atwell che “sta ancora aspettando la donna giusta”). Ma nonostante gli evidenti cambiamenti del suo corpo, il colonnello Phillips (Tommy Lee Jones, altro personaggio poco abbozzato) decide che non è assolutamente pronto per il fronte. Niente paura, però, perché in casa c’è una guerra ancora più importante da vincere: quella della propaganda.
Da cavia di laboratorio a scimmia ammaestrata, il passo è breve e il forzuto Steve si ritrova a indossare la calzamaglia di Capitan America per raccogliere fondi a favore degli armamenti. In uno dei suoi tour promozionali, viene a sapere che il perfido Johann Schmidt (Hugo Weaving, il “cattivo” di Matrix), a capo della divisione scientifica nazista Hydra, potrebbe aver imprigionato un gruppo di soldati, tra cui il suo amico Bucky (Sebastian Stan) e, contravvenendo agli ordini, si lancia in una missione di recupero che poi lo porterà sulle tracce dell’antieroe della pellicola, fino allo scontro finale.
Oltre alla storia della nascita di Captain America, portata sullo schermo senza troppa originalità da Joe Johnston - premio Oscar per gli effetti speciali de I predatori dell’Arca perduta e autore di blockbuster come Jumanji, Jurassic Park 3 o Wolfman – a caratterizzare la pellicola è il solito utilizzo del 3D fine a se stesso: a parte un sobbalzo sulla poltrona, quando il protagonista lancia il suo celebre scudo verso il pubblico a mò di frisbee, il resto del film annovera diverse scene d’azione brutte e ripetitive. Poco abbozzati anche i personaggi che affiancano Captain America, a partire dall’attrice britannica Hayley Atwell, che presta il volto a Peggy Carter: da energica e combattiva, si trasforma presto in donnicciola dagli occhioni a cuoricino che prevedibilmente cade nella rete dell’eroe di turno; assolutamente poco funzionali ai fini della narrazione appaiono anche Bucky Barnes, storica spalla di Capitan America, impersonato dall’interessante ma semisconosciuto Sebastian Stan, e Howard Stark (Dominic Cooper), futuro papà di Iron Man. Uniche eccezioni il grande Tommy Lee Jones, veterano dei cinecomics, che riesce a regalare spessore e anche un pizzico di comicità al personaggio del colonnello Chester Phillips, e il grandissimo Hugo Weaving, che però è relegato nel ruolo del solito antagonista dall’ego spropositato che si lancia nella conquista del mondo.




