Mercoledì, 22 Giugno 2011 12:47

The Conspirator - Recensione

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Un film storico ma di grande attualità politica che si interroga sui concetti stessi di giustizia e di democrazia. Bravissimi James McAvoy e Robin Wright

Dopo l’interessante Leoni per agnelli del 2007, l’attore e regista Robert Redford torna dietro la macchina da presa per parlare dell’altra faccia dell’America. Questa volta lo fa da lontano, negli Stati Uniti del 1865, raccontando a ritroso la cospirazione che portò all’omicidio del Presidente Abramo Lincoln. Il film parte proprio dall’attentato al Presidente per poi soffermarsi sul processo che vide sul banco degli imputati, assieme agli assassini veri e propri, anche Mary Surrat, la donna che gestiva la pensione in cui questi uomini si incontravano con suo figlio per ordire il complotto.

Come al solito, Redford imbastisce un dramma robusto e ben congegnato, che utilizza sapientemente la retorica sulla libertà dell’individuo e sulla necessità del rispetto delle leggi senza necessariamente strumentalizzare le argomentazioni in un’ottica filoamericana. Al contrario: il giovane avvocato difensore, interpretato dall’ottima nuova promessa del cinema James McAvoy (appena visto nel riuscitissimo X-men Le origini), è pervaso da un crescente senso del dovere che lo porta a mettere in discussione i propri pregiudizi e lo interroga su quale sia davvero il senso ultimo della giustizia alla quale ha votato la sua intera formazione. L’idea stessa che il processo sia presentato fin dall’inizio come una farsa e che il vero obiettivo del Governo sia dichiaratamente quello di esibire una punizione esemplare - al di là della presenza di prove tangibili che la giustifichino – è in realtà un atto fortemente polemico verso la storia di un paese che il regista ama ma non può e non vuole assolvere per i suoi peccati. Al contrario del cinico senatore di Leoni per Agnelli (un Tom Cruise più in forma che mai) che cercava di convincere la proba giornalista Meryl Streep della relatività del suo punto di vista politico, facendone persino incrinare i solidissimi pregiudizi, il giovane Frederick Aiken tenta inizialmente di soffocare la sua stessa percezione di irregolarità processuale cedendo alle facili argomentazioni dei suoi superiori sul bene comune e l’unità nazionale, per poi convincersi progressivamente di quanto sarebbe sbagliato creare un simile precedente antilibertario per il futuro democratico di tutta la Federazione. E, proprio come spesso accade nelle storie vere, non sempre la morale finale è quella più edificante.

Notevole senza dubbio anche la ricostruzione storica di scenari e costumi, e molto in parte tutti gli attori (in primis la brava Robin Wright). Un film dal sapore classico ma di grandissima attualità per la sua valenza etica e politica.

doppioschermo

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