Il pezzo che manca è Edoardo, figlio di Gianni e Marella, morto suicida nel 2000. E’ Giorgio, fratello dell’Avvocato e dell’Ingegnere, di cui si sa poco o nulla perché ha passato molto tempo, prima di morire a 36 anni, in una clinica psichiatrica svizzera. Sono i piccoli figli di John Elkann, che potranno scegliere di non vivere esposti: orami la Fiat non è più solo l’azienda di famiglia, è un calderone cui molti attingono e per questo la “famiglia reale” italiana è da qualche tempo meno esposta.
Il pezzo mancante, docufilm di Giovanni Piperno, racconta la storia di una dinastia, come l’hanno ribattezzata le cronache. Ma il racconto non si snoda tra fasti e mondanità, piuttosto parte dal rimosso. ''Mi sembra che il tema della rimozione, diventato centrale nel film, ci possa riguardare tutti. Non solo perchè in gran parte delle famiglie esistono componenti considerati diverse e non omologabili, o lutti troppo dolorosi, dei quali non si vuole coltivare il ricordo; ma anche perche' il nostro e' un Paese che fatica molto a fare i conti con il proprio passato'', scrive il regista nelle note che accompagnano l’uscita del film, il 17 giugno.
Attraverso interviste a persone che gli sono state vicine, Piperno parte da Gianni, l’Avvocato, capitano d’industria, viveur, elegante seduttore, dedito ai tradimenti senza mai destare scandalo e tenuto in considerazione dai torinesi al punto da mobilitare la capitale italiana dell’auto per la sua morte. Lunga la digressione sul figlio Edordo: nella realizzazione è stato fondamentale l'incontro con Gelasio Gaetani Lovatelli, amico del giovane Agnelli. Quasi automatico l’accostamento a Giorgio, raccontato anche attraverso la voce dalla poetessa Marta Vio, sua compagna per 10 anni. A contorno anche Umberto, Marella Caracciolo e tutte le figure più o meno note dell’aristocrazia industriale italiana. Fino a Sergio Marchionne, nelle cui mani c’è ora il destino della Fabbrica cui il nome Agnelli rimarrà indissolubilmente legato.




