La bella Euny Li è la nuova domestica di casa Goh, ricca famiglia sudcoreana formata da un uomo d'affari con la passione per il vino rosso e Beethoven, una giovane mogliettina incinta di due gemelli e una figlia piccola molto sveglia. Assunta per aiutare l'ormai anziana cameriera Byung-Shik, Euny conquista tutti con il suo animo gentile. In particolare, attira gli sguardi indiscreti del capo famiglia, dal quale si lascia sedurre. La scappatella finirà in tragedia, anche a causa dell'intervento di una suocera perfida e disposta a tutto pur di mettere in salvo l'onore (e la rendita) della figlia.
Il regista Im Sang-Soo, che nel 2003 ci aveva stupiti con il mix di sesso e violenza de “La moglie dell'avvocato”, si è cimentato nel remake di Hanyo, film di Ki-young Kim del 1960, molto conosciuto in patria. La trama è la stessa: il padrone ricco e viziato che tradisce la moglie con la governante. Il punto di vista, invece, è ribaltato: se nel capolavoro di Kim l'amante è una mangia uomini a caccia del pollo da spennare, in questo The Housemaid la bravissima attrice Do-yeon Jeon deve invece calarsi nei panni della Cenerentola ingenua, vittima di una società perversa e abituata ad avere tutto e subito.
La resa è elegante, curata nei minimi dettagli e aiutata da una fotografia brillante. Non c'è spazio per l'immaginazione, se non quella che esplora interni casalinghi sempre asettici e tirati a lucido (la ricchezza ostentata nell'arredamento e negli accessori quotidiani dei Goh), contrapposti al caos di una sovrapopolata città asiatica fatta di luci, fast food e micro appartamenti (la povertà dignitosa impersonata da Li). L'intreccio, però, pur con una partenza che incuriosisce nonostante l'evergreen del tradimento in casa, si sfalda scena dopo scena, portando i personaggi a regredire dentro se stessi e ad appiattirsi verso la banalità e il grottesco.
Il marito Hoon, per esempio, si fa fare sesso orale mettendo in bella vista addominali e bicipiti scolpiti. Sua moglie, invece, fa pilates per tenersi in forma anche in gravidanza e, scoperta la tresca, schiaffeggia e insulta la povera cameriera come nelle migliori soap opera sudamericane. La suocera, poi, gioca a fare l'eterna giovane a colpi di ritocchi estetici e insabbia prove e fattacci per evitare alla figlia di perdere il buon partito che ha sposato. Insomma, la loro credibilità è messa a dura prova. Spiccano, su tutti, i personaggi di Euny, che esce dalla sua staticità in un finale da twist in the tale che lascia a bocca aperta (da solo vale un buon voto al film), e quello di Nami, la bambina di casa, che funge da aiutante e sta dalla parte dei “poveri ma buoni”.
L'obiettivo di mettere sotto accusa la società sudcoreana, attualizzando una pietra miliare del cinema del paese come “Hanyo”, è stato centrato. Con un tocco sapiente e a cui non siamo abituati, vista la fatica che fa il cinema orientale ad arrivare sui nostri schermi. Chiaro, però, che “The Housemaid” non può essere considerato un capolavoro. E' un bel thriller a sfondo erotico che appassionerà gli amanti del genere, soprattutto se assetati di produzione dalla Corea. Ma non aggiunge molto ai suoi gloriosi predecessori.




