Un viaggio emozionale nel passato per rivivere momenti angoscianti dai quali sarebbe potuto esserci il rischio di non uscire. Nel 2003 Mark Henderson viene rapito insieme ad altri sette turisti in Colombia da un gruppo di ribelli. Nove mesi dopo la sua liberazione, Mark riceve un’e-mail dal suo rapitore in fuga dal paese: un evento inaspettato che rasenta dell’assurdo porta Mark e la sua compagna di viaggio Reini, anche ella tra gli ostaggi, a ritornare nelle suggestive foreste colombiane per dare un volto al loro rapitore e rivivere passo dopo passo i 101 giorni di prigionia. Nell’incontro clandestino con il ribelle colombiano, Mark e Reini hanno l’opportunità di scoprire il perché di un gesto così estremo, di conoscere quello che è dall’altra parte del giusto ma che nasconde tante ragioni in sé che è difficile spiegare. Il rapitore motiva il suo gesto e lo giustifica: lottare per il diritto alla libertà per la popolazione colombiana. E’ come se chiedesse scusa a Mark e Reini per i momenti di sofferenza che ha causato loro, ma ammettesse allo stesso tempo che non vi erano vie alternative: per ottenere la libertà bisogna privarne chi la detiene, colpevole o innocente che sia. My Kidnapper non è solo un delicato faccia a faccia con un ribelle ma è anche un filmato che dà voce alla popolazione colombiana offrendo testimonianze commoventi sulle attuali condizioni di vita e s’interroga sulla perseveranza umana, i diritti fondamentali dell’uomo e i suoi compromessi, il rapimento e il perdono.




