Giovedì, 09 Giugno 2011 17:06

Bitch Slap - Le superdotate - Recensione

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Cialtronesco e compiaciuto "bouncing movie" senza alcuna dignità cinematografica. Non scomodate la blaxploitation o Russ Meyer: questo film è solo puro e semplice materiale da masturbazione



Fate molta attenzione, prima di andare a vedere questa pellicola. Vi diranno che fa sapientemente il verso ai film della blacxploitation degli anni 70. Vi convinceranno che è un caloroso omaggio al cinema di Russ Meyer e ai suoi lavori più importanti come Vixen! o Faster, Pussycat! Kill! Kill! (amato e citato, direttamente e non, anche da Rodriguez e Tarantino). Vi suggeriranno che la sua costruzione cronologica a ritroso ricorda vagamente il criptico Memento di Christopher Nolan. E probabilmente, addurranno altre improbabili argomentazioni per adulare la vostra attenzione e giustificare (magari anche lustrare) l’esistenza del film in questione. Ma voi, mi raccomando, non credeteci.


Bitch Slap – Le superdotate di Rick Jacobson è puro, semplice, cialtronesco e compiaciuto materiale da masturbazione. Se proprio bisogna trovargli un’etichetta, potrebbe essere quella del bouncing-movie: un film interamente incentrato e zoomato su seni enormi strizzati con finta sapienza in camicie ridicolmente strette, spesso bagnate e quasi sempre sbottonate, dove corpi femminili fuori scala e in perenne ed ingiustificato movimento saltellante ricevono senza alcuna apparente ragione (se non quella del mero meretricio estetico) secchiate di acqua, percosse iraconde, amplessi improvvisi e copiose coperture di sudore. Il tutto con una regia ipertrofica da videoclip lesbo-chic e trovate fastidiose come ralenti accompagnati da musica hard ed accelerazioni casuali per rendere dinamiche e moderne le scene più conturbanti.


La luce del film è così accesa da far pensare beffardamente ad una agiografia biblica e gli effetti al computer – soprattutto l’inserimento dei fondali nelle sequenze di azione – appaiono così dozzinali che risulterebbero fastidiosi persino se si scoprisse che la loro natura approssimativa è stata una precisa scelta stilistica. La trama, per dirla tutta, riserva giusto qualche sviluppo interessante nella seconda parte, per lo più in dirittura di arrivo, e regala più di un momento divertente. Ma questo è l’unico elemento che allontana Bitch Slap dal genere porno-soft, perché nient’altro (nè la recitazioni delle attrici, né la fotografia né altro) riuscirebbe a risollevare anche solo in parte la dignità cinematografica pressoché nulla di questa operazione.


Dieci, cento, mille volte meglio qualunque bistrattato Grindhouse o il più recente ed insuperabile Machete. Altrochè.

doppioschermo

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