Cinque indizi bastano a fare una prova? Per la quinta volta di fila un film di Nanni Moretti è stato inserito nella selezione ufficiale a Cannes, una consuetudine che si è rinnovata naturalmente anche con il bellissimo Habemus Papam. La Francia, che è un paese civile (quale non lo è al nostro confronto!), tributa al regista trentino (e romano d'adozione) una considerazione che da noi deve obbligatoriamente fare i conti con la rissa politica che inquina e avvelena ogni dibattito, costringendoci a etichettare un regista a seconda se sia "dei nostri" o "dei loro". Basta, le parole sono importanti. E le parole sono fatte di lettere.
A come Aprile. La paternità, il pubblico e il privato che s'intrecciano. Il suo film più "piccolo" e personale. Scene cult: Moretti che commenta i risultati elettorali del 1994 con l'anziana mamma, l'invettiva verso D'Alema (vedi lettera Q) e la prima catartica passeggiata da papà con Ludovico Einaudi in sottofondo.
B come Berlusconi. Che ci piaccia o no, Moretti è stato l'unico cineasta italiano a realizzare un film sull'uomo politico più rilevante dell'ultimo ventennio e uno dei pochissimi a interpretarlo, nella sequenza finale delCaimano. La profezia contenuta negli ultimi cinque minuti, estremamente attuale e perciò ancora più agghiacciante se pensiamo che è stata formulata con 5 anni d'anticipo, fa il paio con le apparizioni televisive del Cavaliere nel diario-cronaca di Aprile.
C come Caimano, appunto. Dal soprannome assegnato a Berlusconi da Franco Cordero su "Repubblica", Moretti trae un film coraggioso che svetta nel panorama nostrano contemporaneo. Regala al nostro cinema un finale - forse - premonitore come quello del vecchio Portaborse (Daniele Luchetti, 1991) del quale Moretti era stato semplicemente attore.
D come Diario, Caro, il film della svolta. Spogliatosi dei panni di Michele Apicella, morto suicida nell'incidente finale di "Palombella rossa", Moretti torna Nanni e impone a sé e al pubblico un punto di vista più maturo, più sereno, più rilassato. Anche se le assurdità della vita e del Paese lo rendono sensibile e pronto a ogni indignazione, l'acidità ha quasi lasciato posto alla saggezza. Innumerevoli scene cult, dovendo sceglierne due: la visita al monumento su Pasolini col concerto di Colonia di Keith Jarrett in sottofondo e il balletto al bar (vedi lettera Z).
E come Eolie, teatro del secondo episodio di Caro Diario, forse il momento morettiano più urticante della sua seconda carriera. Satira forse fin troppo facile sulla tele-dipendenza e su chi appartiene "alla maggioranza", parabola lunare sull'estraneità dell'intellettuale. Il giro tra le isole dell'arcipelago alla ricerca della serenità ha però momenti spassosi.
F come Film. Gli altri film, quelli sognati ("un musical su un pasticciere trotzkista"), quelli inventati (il famigerato "Cataratte" che apre Il caimano), quelli visti da spettatore e quasi mai apprezzati, da Henry Pioggia di Sangue a Strange Days ("Ho portato mio figlio a vedere 'sta cazzata!"). Quelli che non si possono fare e quelli che non si sono riusciti a fare. Nell'ultimo lavoro, il cinema viene sostituito dal teatro ("Il gabbiano" di Cechov), ma il risultato è lo stesso.
G come Giovanni, come il nome di battesimo di tutti i personaggi di Moretti dal 1994 a oggi (tre volte su cinque di cognome fa Moretti, una Brezzi e una Sermonti). Un Nanni più maturo, come si diceva, capace di esporsi in prima persona, nelle sue nevrosi e nei suoi psicanalismi.
H come Habemus Papam. L'ultimo film, il più ambizioso e problematico. Inconcluso ma non inconcludente, mira all'esempio più alto per descrivere il quotidiano senso di inadeguatezza, il non sentirsi all'altezza di qualcosa. Scene cult: il balletto cardinalizio (vedi lettera T) e il primo dialogo Moretti-Piccoli.
I come Inevitabilmente (ma anche Insieme a te non ci sto più). La musica italiana d'autore hanno sempre trovato ampio spazio nella cinematografia del nostro eroe: quella della Mannoia che chiude Caro Diario è particolarmente azzeccata, ma lascia - eccome - il segno anche lo struggente canto collettivo ne La stanza del figlio.
Lei, la canzone di Adamo che fa da sottofondo al cammeo morettiano nel Caimano. Un ruolo insolito, l'unico in cui non compare con un nome e un cognome, carico di un'insolita autoironia ("E' sempre il momento di una commedia!") che poi troveremo in doti più massicce in Habemus Papam.
Malattia. E' il tema del terzo e ultimo episodio di Caro Diario, l'odissea realmente vissuta per un linfoma di Hodgkin diagnosticato molto tardi, dopo mille cure inutili e dispendiose. Il meno metaforico e il più personale dei frammenti del Diario, con stralci da documentario e anche un inserto "reale" che testimonia l'ultima seduta di chemioterapia.
Navona. "Con questi dirigenti non vinceremo mai!". Non è la frase di un film ma l'urlo autentico lanciato la sera sul palco di piazza Navona. Le facce terree di Rutelli, Fassino, D'Alema. Nove anni dopo i dirigenti sono in parte sempre gli stessi e la sinistra - fatto salvo il breve e infelice biennio 2006-2008 - continua a non vincere. Ci si guadagna l'appellativo di profeta per molto meno.
Orlando, Silvio, simbolo degli attori-feticcio di cui Moretti, come tutti i cineasti, ama circondarsi nelle sue opere. Uno dei più fedeli è Dario Cantarelli, che ha un ruolo piccolo e prezioso nell'ultimo Habemus Papam. Ma anche i registi Carlo Mazzacurati e Daniele Luchetti, e poi ancora Giovanni Buttafava, Antonio Petrocelli, Roberto Nobile...
Palma d'Oro. Dieci anni dopo la vittoria con La stanza del figlio, ultima Palma d'oro riservata all'asfittico cinema italiano, Moretti appare tra i "papabili" (è proprio il caso di scriverlo) per il primo premio sulla Croisette. Una storia universale, un impianto scenografico molto fastoso, un grande attore francese per strizzare l'occhio alla platea, un nome - il suo - che è sempre stato accolto con favore oltr'Alpe. Si può fare.
Q come "Qualcosa di sinistra". L'invito disperato rivolto a Massimo D'Alema che in tv, sulle bianche poltrone di "Porta a Porta" annaspa di fronte alle invettive di Berlusconi ("Non puoi farti mettere sotto proprio sulla giustizia!"). E' la scena più famosa di Aprile e fa da preludio alla stagione dell'impegno politico di Moretti, in cui - più che parlare contro il centrodestra al governo - si rivolgerà alla "sua" sinistra, in termini spesso molto aspri (vedi lettera N).
Rinuncia, ma anche rimpianto, esitazione, incertezza. I temi conduttori di Habemus Papam, il suo film più complesso e denso di sensazioni, binari morti, piste inconcluse. Il finale è più spiazzante e il senso di spaesamento è più forte del solito,
Stanza del figlio. Il film del 2001 che è valso a Moretti la Palma d'Oro. Forte e decisamente spiazzante per gli abitudinari del morettismo, che stenteranno a riconoscere il solito Nanni nella disgregazione della famiglia Sermonti (il nodo veramente drammatico dell'intero film, al di là dell'ovvia "costruzione del dolore" per la scomparsa del figlio Andrea). Non può essere considerato al di sotto del capolavoro.
Todo Cambia. La soave canzone di Mercedes Sosa, risalente al 1984, che fa da commento musicale alla scena più surreale e poetica di Habemus Papam, l'invito alla serenità e all'accettazione dell'umano, umanissimo senso di inadeguatezza che può prendere ognuno in qualsiasi momento.
Umanità. E' il filo conduttore dell'ultimo film ma anche una presenza costante in tutto Moretti, declinata in forme diverse a seconda delle epoche e dell'esperienza del regista. Negli ultimi film, riposto il sarcasmo delle prime opere, si scopre un Moretti quasi filantropo ("mi ci vorrebbe solo un sorso di umanità", come recita il finale di "Inevitabilmente" di Fiorella Mannoia, che chiude Caro Diario)
Vespa. E' la protagonista (oltre a Moretti, s'intende) del primo capitolo di Caro Diario, uno degli oggetti morettiani entrati nell'immaginario collettivo, tanto da comparire anche nel logo della Sacher. I lunghi carrelli per le strade semideserte di una Roma agostana sono entrate di diritto nella piccola storia del cinema italiano.
Zumbon, el Negro. Ultimo morettismo vecchio stile, il balletto improvvisato davanti a un televisore che trasmette "Anna" di Alberto Lattuada, in un bar nel primo episodio di Caro Diario. Perchè il nuovo Moretti è strepitoso, ma anche il vecchio non è affatto male..




