27 Apr
Roberta Torre: ne 'I baci mai dati' racconto la bellezza della periferia
Scritto da Flavia D'Angelo |
 

Affollata conferenza stampa per la presentazione italiana de I baci mai dati, ultimo lavoro di Roberta Torre presentato nella sezione Controcampo Italiano alla 67° Mostra del Cinema di Venezia

In uscita in quarantacinque sale, il film – prodotto da Bacigalupo e dalla stessa regista – è la storia di Manuela, ragazzina cresciuta alla periferia di Catania, che un giorno stupisce famiglia e vicini raccontando di aver parlato con la Madonna.

La produzione de “I baci mai dati” si è conclusa nel 2010, ma il film esce solo ora nelle sale italiane …

In effetti, questa pellicola ha avuto un percorso anomalo. Innanzi tutto è il primo film che non costruisco a partire dalle musiche, sempre fondamentali nei miei lavori: anche se la colonna sonora è interamente composta da brani originali non volevo che l’elemento musicale caratterizzasse eccessivamente il contesto.

La cosa che mi interessava maggiormente era raccontare una storia volutamente semplice, che poteva essere ambientata in qualsiasi periferia italiana: ho cercato intenzionalmente di non “regionalizzare” il film. In questo senso, poter presentare il mio lavoro prima all’estero e poi in Italia è stato fondamentale per vederlo con gli occhi degli “altri”, di chi in Italia non vive.

Il film è ambientato a Librino, uno dei molti “quartieri modello” progettati sulla carta da grandi architetti ma diventati, nei fatti, realtà molto diverse dal progetto iniziale …

Durante gli incontri con la stampa fuori dall’Italia mi hanno chiesto come sia possibile che un Paese come il nostro, che ha espresso nei secoli modelli universali di bellezza, abbia oggi tanti problemi … Nel mio film ho cercato di raccontare la bellezza che l’Italia ha nei rapporti con le persone, al di fuori dell’immagine stereotipata – in positivo o in negativo – che spesso si ha del nostro Paese.

Dallo Zen di Palermo al Tiburtino di Roma, dove vivo attualmente, le periferie italiane mi hanno sempre attratto: credo che siano laboratori del contemporaneo, dove i fenomeni del nostro tempo trovano le loro forme prima che altrove. Ne I baci mai dati ho cercato, appunto, di raccontare la periferia senza paternalismi.

Un altro “tema forte” della pellicola è la presenza del Sacro: come ti sei avvicinata al tema della Fede e dei miracoli?


Innanzi tutto devo dire che considero il mondo della Fede e quello “spiritistico” sostanzialmente diversi, l’unico aspetto che hanno in comune è l’impossibilità di indagarli razionalmente. Più che l’elemento della Fede mi interessava indagare la potenza dei rapporti umani, e la loro capacità di portare le persone a cambiamenti fondamentali.
Sono stata sempre affascinata, per esempio, dalle figure degli angeli: li considero immagini molto poetiche, esseri corporei e incorporei allo stesso tempo e capaci di esprimere un’immagine molto forte di bellezza.
Nella scena di apertura del film ho volutamente inserito un elemento “spirituale”, scegliendo al momento del montaggio del suono un respiro profondo al posto dei rumori delle persone, ma credo che il centro del film non sia in questa dimensione. Mi ha stupito – e certamente rallegrato – anche la vittoria del Premio Brian dell’UAAR, ottenuto a Venezia, come miglior film ateo dell’anno.

doppioschermo

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