13 Apr
Nanni Moretti: Faccio un film ogni morte di...
Scritto da Melania Di Giacomo |
 

“Faccio un film ogni

..”. E la platea risponde “morte di Papa”. “L'avete detto voi!”. Nanni Moretti si presenta ad una conferenza stampa decisa solo all’ultimo, perché – chiarisce – vorrebbe che il film parlasse da solo. Ed in effetti, Habemus Papam parla molto più del suo autore, che poco concede a domande che provano a trascinarlo nei commenti politici, nelle polemiche, in discorso già sentiti. “Non faccio film per raccontare l’Italia”, prova a glissare quando arriva la notizia che il suo film è in concorso con quello di Paolo Sorrentino al Festival di Cannes. A chi tra i cronisti sottolinea la coincidenza di essere stato sulla Croisette con un film come Il Caimano, su Berlusconi, e di andarci quest’anno con un film sulla Chiesa e chiede quindi cosa penseranno i francesi del nostro Paese, Moretti risponde: “In realtà a Canne ci sono stato anche altre volte, perfino 33 anni fa con Ecce Bombo. Non è che sento con i miei film il dovere di raccontare l’Italia ai francesi o ai portoghesi. Faccio pochi film, di quello che mi circondo ho un sentimento che prende forma in un soggetto, in dei personaggio, in una sceneggiatura”.

Grida - si diceva - il film, come fa il neo eletto pontefice al momento dell’annuncio a piazza S. Pietro. Un attacco rivelatore di una crisi profonda, del senso di inadeguatezza pressante. Della depressione. Perfino, gli sarà diagnosticato: per trovare un rimedio il governo vaticano si rivolge infatti a uno psicanalista, accantonando per qualche istante il pensiero che ‘’anima e psiche’’ non coincidano affatto. Semplice il tema, inusitata l’ambientazione: “volevo affrontare la fragilità di questo cardinale che viene scelto come pontefice, ma dentro una commedia”. Che però proprio per i toni leggeri, canzonatori, e le scenette comiche. Cosa penseranno gli uomini di chiesa? Glielo farà vedere? ‘’No, non penso a nessun tipo di pubblico quando giro un mio film, ne La stanza del figlio non pensavo a un pubblico di psicanalisti. Non è tra i miei primi 500 problemi che ho in questi giorni”.

Il film comincia con spettacolari immagini di massa: la vista aerea di piazza San Pietro affollata di fedeli in preghiera durante i funerali di Giovanni Paolo II, “il nostro amato papa”: non si fa mai il nome nel film, ma il riferimento è puntuale. Anche la passione per il teatro del cardinale Melville (Michel Piccoli) è un rimando. L’unico accenno politico polemico esplicito è l’affermazione che “questa chiesa ha bisogno di cambiamenti”, si può dire che la guida di adesso non le piaccia? “La folla del film – risponde criptico - è molto felice di quelle parole e le applaude”.

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