Grida - si diceva - il film, come fa il neo eletto pontefice al momento dell’annuncio a piazza S. Pietro. Un attacco rivelatore di una crisi profonda, del senso di inadeguatezza pressante. Della depressione. Perfino, gli sarà diagnosticato: per trovare un rimedio il governo vaticano si rivolge infatti a uno psicanalista, accantonando per qualche istante il pensiero che ‘’anima e psiche’’ non coincidano affatto. Semplice il tema, inusitata l’ambientazione: “volevo affrontare la fragilità di questo cardinale che viene scelto come pontefice, ma dentro una commedia”. Che però proprio per i toni leggeri, canzonatori, e le scenette comiche. Cosa penseranno gli uomini di chiesa? Glielo farà vedere? ‘’No, non penso a nessun tipo di pubblico quando giro un mio film, ne La stanza del figlio non pensavo a un pubblico di psicanalisti. Non è tra i miei primi 500 problemi che ho in questi giorni”.
Il film comincia con spettacolari immagini di massa: la vista aerea di piazza San Pietro affollata di fedeli in preghiera durante i funerali di Giovanni Paolo II, “il nostro amato papa”: non si fa mai il nome nel film, ma il riferimento è puntuale. Anche la passione per il teatro del cardinale Melville (Michel Piccoli) è un rimando. L’unico accenno politico polemico esplicito è l’affermazione che “questa chiesa ha bisogno di cambiamenti”, si può dire che la guida di adesso non le piaccia? “La folla del film – risponde criptico - è molto felice di quelle parole e le applaude”.





