Giovedì, 07 Aprile 2011 17:20

Lo stravagante mondo di Greenberg - Recensione

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Arriva in Italia la pellicola di Noah Baumbach che ci offre un Ben Stiller in una versione intensa e drammatica. Una storia intima per riflettere sulla solitudine e l'estrema debolezza umana.

Se si vuole provare a individuare un problema in Lo stravagante mondo di Greenberg, in uscita nelle sale italiane, si può tranquillamente dire che sta nel trailer. Quello che si intravede e coglie nelle scene che promuovono la pellicola, infatti, è una nuova commedia con il solito, e sempre esilarante, Ben Stiller. Ma la pellicola di Noah Baumbach (Il calamaro e la balena, Il matrimonio di mia sorella) non è nulla di tutto ciò. Una storia intima, drammatica, che più che sorridere fa riflettere. Una sfida vera e propria quella di Baumbach che prova a raccontare la solitudine umana per toccare al cuore lo spettatore, cosache gli riesce, effettivamente, in poche e significative scene, lasciando il resto della pellicola scorrere tra le stranezze, piccole follie, e drammi dei personaggi.

Ben Stiller è Roger Greenberg che si trasferisce a Los Angeles da New York, a casa del fratello, fuori città con la famiglia, per badare a villa e cane. Reduce da una forte depressione, Roger si sfoga scrivendo lettere di protesta a vari enti, pubblici e privati, e dedicandosi ai lavori di casa. Poi l'incontro con Florence (Greta Gerwig), assistente della famiglia Greenberg, altrettanto problematica, confusa ma piena di vita. Il ritorno nella città dove ha trascorso la giovinezza e ha visto infrangersi il suo sogno di diventare musicista, fanno tornare fantasmi dal passato e nuove paure in Roger, già depresso ed estremamente introverso. Assieme a Florence sembra scoprire una nuova dimensione, fatta di poche parole, manie e nuovi tentativi di affrontare la propria solitudine.

Roger e Florence, apparentemente opposti, sono in realtà simmetrici. Entrambi prigionieri di una vita che non li soddisfa e che non riescono a gestire e domare, entrambi vittime di fallimenti ed estremamente delusi. Interessante, poi, il personaggio di Ivan (Rhys Ifans), vecchio amico paziente e capace di ascoltare.

Dialoghi intesi e molto personali per un film che, anche se ben pensato, non riesce ad essere altrettanto efficace. Anche se non manca di ironia e profondità Lo stravagante mondo di Greenberg si perde in una trama piuttosto piatta, senza sviluppi ne' evoluzione. Ben Stiller si cala bene nei panni dello sciupato e depresso Roger Greenberg, con lo sguardo perso nel vuoto, riesce a rendere simpatico il personaggio senza vita, eppure sembra mancargli qualcosa. Va ricordato che la parte, in un primo momento era stata affidata a Mark Ruffalo, magari più adatto ad un ruolo drammatico come questo. La “banalità” di questo personaggio ha, comunque, colpito molto critica e pubblico statunitense, forse più propenso a calarsi nei panni dell'uomo qualunque, solo e indifeso di fronte ai suoi errori e alle sue debolezze.

doppioschermo

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