John Brennan (Russel Crowe), è un professore universitario, sposato con Lara (Elizabeth Banks), dalla quale ha avuto un bambino. La loro vita sembra perfetta, fino a quando Lara viene arrestata per l’omicidio del suo capo. Tre anni dopo la sua condanna all’ergastolo, John continua a lottare disperatamente per dimostrare l’innocenza della moglie ma, quando l’appello finale viene respinto e la donna tenta il suicidio, decide che è rimasta una sola possibile soluzione: l’evasione. Non lasciandosi scoraggiare dalla sua inesperienza, il protagonista escogita un elaborato piano di fuga e si immerge in un mondo pericoloso e sconosciuto, rischiando tutto per la donna che ama.
La pellicola, un po’ lenta nella parte iniziale, prende ritmo proprio quando un appesantito Russel Crowe (ben lontano dai fasti de Il Gladiatore) mette a punto i vari passaggi della fuga, cercando degli escamotage affidandosi a un esperto di evasioni (Liam Neeson) e studiando dei tutorial su YouTube, che contribuiscono a rendere più verosimile la storia.
Con le sue pellicole Paul Haggis continua a raccontare la crisi delle istituzioni americane: dalla polizia in Crash, all’esercito in Nella valle di Elah, fino al sistema giudiziario che mostra le sue falle in The Next Three Days, remake del thriller francese Pour Elle di Fred Cavayé. Invece di puntare sull’azione, il regista basa la sua narrazione sulla dimensione umana del protagonista, che ricorda l’ostinazione e l’incrollabile forza di volontà di Gerald Butler in Giustizia privata. Ed è proprio l’interpretazione di Russel Crowe l’aspetto che funziona meglio nel primo lungometraggio che Haggis ha scelto di realizzare con la sua neonata casa di produzione e di cui, ovviamente, ha curato anche la sceneggiatura: John Brennan, infatti, restituisce allo spettatore l’idea che l’unico modo per ritornare ad essere felici è infrangere le regole, in nome di una giustizia superiore.
Seppur siamo lontani dalle raffinatezze di Million Dollar Baby e di Nella valle di Elah, (entrambi scritti da Haggis, che per Crash portò anche a casa l’Oscar), il regista riesca a sfruttare tutti gli spunti della versione originale, lasciando che la tensione salga a piccole dosi, senza sconfinare nell’action movie e riuscendo a coniugare l’intrattenimento e un minimo di spessore narrativo.




