Prima di girare il suo primo film a 47 anni, Lee Chang-Dong era uno scrittore. E la visione poetica, nel suo ultimo lavoro Poetry, è il fil rouge che scorre in tutto la pellicola. Ricerca di parole e bellezza, la poesia è destinata ad estinguersi: la figura della protagonista, Mija, splendidamente interpretata dalla leggendaria attrice Yun Junghee, è quella di una donna matura alla ricerca di bellezza e giustizia in un mondo che la uccide, con la sua violenza e la sua indifferenza.
Mija è una donna che sta perdendo le parole, affetta da Alzheimer, e per contrastare il tempo e la malattia decide di iscriversi ad un corso di poesia. Si occupa, come badante, di un anziano ricco e handicappato, e del proprio nipote, affidatogli da una figlia che lavora lontano. L'adolescente, restio ad ogni possibile contatto con la nonna, si è macchiato, insieme ad altri cinque compagni, di violenze continue ad una ragazzina che, disperata, si suicida. Il mondo di Mija è sconvolto. Il senso di colpa si mischia alla ricerca della bellezza che la donna non riesce ad abbandonare, anzi, si amplifica proprio di fronte all'orrore quotidiano. In Poetry la ricerca visiva è solo una tappa della ricerca di bellezza. Se infatti la vista è il primo senso col quale si attiva la ricerca, è solo col cuore e con la mente che si riesce a comprenderla. Quando finalmente riusciamo a sentire la poesia di Mija scopriamo infatti che è solo dopo aver abbandonato la “bellezza della mela” per quella della vita che la protagonista riesce a dare un senso di giustizia alla poesia.
Lee Chang-Dong ci regala un film che pone allo spettatore una serie di domande aperte, con un finale altrettanto aperto, proprio per rendere giustizia all'intelligenza e sensibilità degli spettatori. Raffinato e profondo, non scade in nessun modo nel banale e la forza della storia si impone dunque come riflessione obbligata. Vincitore degli Oscar del cinema asiatico, Poetry è una storia diversa in un mondo cinematografico pieno di effetti e storie superficiali, e si vede: basta guardarlo.




