Giovedì, 03 Marzo 2011 15:31

The Fighter - Recensione

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Il difficile cammino di Micky Ward verso il successo, all'ombra del fratello

Micky (Mark Wahlberg) e Dicky (Christian Bale) sono fratellastri uniti dalla passione della boxe. Dicky, caduto nel tunnel della droga, viene contattato dalla HBO per un documentario sulla sua vita, mentre Micky si allena duramente sotto la guida del fratello e continua a combattere incontri organizzati della madre Alice (Melissa Leo) che gli fa da manager. Una sera Micky conosce Charlene (Amy Adams), una barista che lo aiuterà a prendere le distanze dalla sua famiglia e a rendersi conto di cosa è meglio per lui, portandolo per mano al match per il titolo mondiale dei pesi welter.

Tra continue sconfitte e desiderio di rivalsa, la pellicola di David O. Russell -prodotta da Darren Aronofski, regista di The Wrestler e de Il Cigno nero e ispirata alla biografia di Bob Halloran e alla storia vera del pugile "Irish" Micky Ward - non vuole essere soltanto un racconto sulla boxe e sul difficile cammino verso il successo, ma soprattutto una storia sulla famiglia e sulle relazioni umane. Ad arricchire la pellicola ci pensa l’interpretazione dei due attori non protagonisti che, non a caso, hanno conquistato la statuetta alla cerimonia degli Oscar. Impressionante il dimagrimento - imposto dal copione - di Christian Bale, che veste i panni del tossico non solo nel suo aspetto (guance scavate, occhiaie scure, colorito pallido), ma anche nelle espressioni e nei comportamenti. Nei suoi occhi spiritati si legge il disperato bisogno di essere apprezzato per quello che avrebbe potuto essere e non è stato nella vita.

Statuetta meritatissima anche per Melissa Leo, chiamata a interpretare il ruolo di madre/manager di Micky, un’arpia dai capelli sempre freschi di permanente, sobillata dalle 7 figlie, che ha occhi solo per il figlio maggiore e non si fa scrupoli nel considerare Micky come una macchina da soldi, senza curarsi affatto della sua carriera, né della sua integrità fisica. Viscida e invadente, manovra i figli e il secondo marito con furbizia e perfidia, utilizzando subdoli espedienti che obbligano le sue vittime ad assecondarla. Schiacciata dai compagni di set, non riesce ad emergere l’interpretazione di Mark Wahlberg, troppo chiuso e laconico perché lo spettatore riesca a  identificarsi in lui.

A spezzare il grigiore di Lowell, la cittadina della periferia bostoniana in cui è ambientato il film, ci pensa la colonna sonora di stampo indie-rock (con brani di Red Hot Chili Peppers, The Breeders, Led Zeppelin, Traffic, Aerosmith, The Rolling Stones, The Mahones, Ben Harper), che aggiunge un’atmosfera eightes non banale ed è capace di sottolineare alcuni momenti emotivamente forti.

doppioschermo

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