Mercoledì, 02 Marzo 2011 12:00

Piranha 3D - Recensione

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Un’orda di turisti sulle spiagge del Victoria Lake è carne rosolata al sole per pesci cannibali estinti da millenni. Stanca riedizione di classici splatter, a basso tasso di adrenalina e con qualche buco di sceneggiatura

D’estate, secondo il “maestro” dell’horror Alexandre Aja, al Victoria Lake (Arizona) i brutti non esistono. E le masse di carne rosolata dal sole, al massimo grado di ebollizione grazie anche alla musica commerciale made USA sparata a tutto volume dai dj più in voga, appartengono unicamente alla bourgeoisie americane, è chiaro.

Ma come si diverte esattamente la crème de la crème della società yankee, ve lo siete mai chiesti? Perché Piranha 3D, in quanto ad analisi sociologica, sembra proporre stereotipi imbarazzanti che conducono, purtroppo, ad una grassa risata accorata e che non aggiungono nulla alla tragedia se non superficialità e noia al quadrato.

L’orda barbarica, infatti, in cui si trasformano uomini e donne (barbarelle dal microscopico tanga e uomini dal testosterone di ultimo livello) durante la festa di Miss Maglietta Bagnata messa in scena nel film, mostra in modo così insensato un esibizionismo talmente inutile, che c’è da chiedersi se le orge a cielo aperto non siano un reale palliativo alla depressione galoppante che si prospetta, in alternativa, all’orizzonte del mondo giovanile statunitense.

Non è per farne una questione di moralismo, ma se l’intento era quello di fare un remake molto anni Ottanta de Lo squalo di Spielberg (1975) e di Piranha di Joe Dante (1978), allora non per forza i protagonisti del massacro in atto da parte della specie preistorica dei Pygocentrus (piranha estinti millenni orsono, che misteriosamente tornano ad essere redivivi e cannibali perché affamati) dovevano essere un branco di maiali umani e di sbirri eroici con il grilletto (ma senza cervello).

Se l’adrenalina, per l’appunto, non pompa per niente durante tutta la durata della pellicola è proprio perché, grazie alla sceneggiatura claudicante e ricca di colpi di scena ingiustificati, in tutta onestà non è facile parteggiare per gli animali più stupidi. E così ci si ritrova a tifare per i perfidi nemici (che peraltro strizzano l’occhio allo spettatore nei momenti clou, rasentando l’umorismo più penoso), nonostante siano il frutto di effetti speciali digitali 3D non proprio perfetti, a livello tecnico.

L’orrido in Piranha 3d non lo si riconosce tanto, dunque, nella macellazione certosina di membra e polpacci da parte di “mostri marini”, addirittura insensibili alla bellezza delle wild wild girls, che danzano safficamente come sirene ninfomani ignare del dramma necessariamente imminente, quanto piuttosto nella rappresentazione di un collettivo senz’anima, che viene ben reso grazie alla prova attorale del cast (tra cui spiccano il cameo Richard Dreyfuss e Elisabeth Shue).

Chi non possiede intelletto va divorato, e con grande ferocia secondo le regole della natura. Non era questo che insegnava Darwin?

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