25 Feb
Tutto in una mattina. Landis a Roma fra cinema, mercato e Berlusconi
Scritto da Gianluca Grisolia |
 

Dopo il passaggio al Festival del Cinema di Roma della scorsa edizione arriva finalmente al cinema il prossimo venerdì 25 Febbraio il nuovo film di html">John Landis, Ladri di cadaveri – Burke & Hare, una commedia irresistibile dall’umorismo più che mai nero. In occasione della sua proiezione in anteprima stampa, si è tenuto presso il cinema Embassy un incontro con il regista di Animal House e The blues brothers. Alla conferenza ha presenziato anche, ad introdurre l’evento, l’attore Pino Insegno, che nella versione italiana presta la sua voce a Andy Serkis. A moderare, il critico e regista Mario Sesti e Valerio Cappelli, giornalista del Corriere della Sera.

Molti i temi trattati in questa lunga conversazione con Landis, che si è presentato in ottima forma e con la solita buona dose di ironia. Più che una lezione di cinema, si può dire che sia stata un’ampia riflessione su vari aspetti della produzione cinematografica, dall’importanza delle collaborazioni con i vecchi amici all’analisi dei meccanismi di mercato legati al finanziamento di nuovi film, passando per l’universale potere della risata. Non sono mancati i momenti di comicità prettamente british, talvolta dall’esito imbarazzante (come quando il regista ha detto: “Ho provato ad ingaggiare Totò per il film, ma purtroppo è morto”).

Landis si è espresso nei sull’uso del 3D negli ultimi anni. “La gente comincia ad essere stufa della computer graphic”, dice. “Le nuove tecnologie sono solo strumenti. Il cinema è ancora giovane, e non è cambiato molto da quando è stato creato ad oggi”. Il vero problema, quindi, è sempre e comunque l’uso che si fa della tecnologia, perché i fondamentali del cineasta rimangono altri: la troupe, la sceneggiatura, gli attori, il cast. E a proposito di quest’ultimo, ci tiene a precisare: “E’ importante in TUTTI i film, in assoluto e in generale, perché è il cast a fare la differenza”.

Dopo aver dato un’involontaria microfonata in testa alla sua interprete - in una scena esilarante che sembra presa da uno dei suoi film -, il regista affronta anche il tema del rapporto fra cinema e mercato. ”Se fai un bel film, ti danno potere”, ammette senza fronzoli. “Io sono stato fortunato”. E continua con la citazione di un altro grande protagonista del cinema: “John Huston diceva: i registi le prostitute e gli edifici acquistano rispetto col tempo”, ad ironizzare su come la critica tenda a rivalutare prodotti che, al momento della loro uscita, probabilmente non avevano avuto affatto lo stesso trattamento.

Il momento clou, tuttavia, arriva quando Cappelli chiede a Landis se pensa che la situazione italiana si presti a far ridere al di là del cinema, alludendo ai recenti scandali sessuali riguardanti il premier Silvio Berlusconi. E come prevedibile, il cineasta non esita a buttarla in farsa: “Io credo che fare un film su Berlusconi sarebbe molto divertente. La vera domanda è: chi ve li da i soldi per farlo?”. E parlando più in generale, regala al pubblico quella che con tutta probabilità è la perla di questo incontro: “Quello che i politici non riescono a sopportare è di essere resi ridicoli. E’ ciò che ha fatto Chaplin con Il grande dittatore”.

In definitiva, si è trattato di un incontro piacevole e ricco, dopo il quale – con tutta probabilità – risulta ancora più marcata qui da noi la frustrazione per la mancanza, sul panorama italiano, di uno spirito satirico surreale, aperto e apolitico come quello di John Landis al servizio del grande schermo.

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