Ex abrupto, senza nemmeno i titoli di testa, inizia il mockumentary sull’esorcismo diretto dal tedesco Daniel Stamm – e così lo spettatore viene preso nel sacco
L’operazione non è nuova, nel senso che il fake documentary è ormai diventato parte della grammatica dell’horror movie: è il modo più immediato per sigillare un patto di immedesimazione con lo spettatore, che riconosce nei sottopancia e nelle interviste girate con la handycam digitale la garanzia che quello che sta vedendo sia “reale” - almeno quanto la real tv. L’ultimo esorcismo solletica il miscredente e lo scettico partendo dal presupposto che quello che abbiamo di fronte sia un ex esorcista, che dopo aver esercitato questa “professione” per anni è stato colto da una crisi di coscienza e vuole demistificare la pratica dell’esorcismo usando la sua prossima assatanata come soggetto di un documentario. Così l’apertura del film mette sotto scacco coloro che non credono nel demonio e magari neppure nelle varie chiese, rassicurandoli sul fatto che l’esorcismo sia una pratica da cialtroni, destinata a funzionare solo come panacea contro gli esaurimenti e i mali della gente superstiziosa. Sospesa l’incredulità e anche lo scetticismo, ci troviamo con il reverendo Cotton Marcus (Patrick Fabian che qualcuno ricorderà nella serie Veronica Mars) a entrare nella fattoria degli Sweetzer, in Louisiana, estrema periferia degli Stati Uniti. Basta poco tempo in compagnia della giovane Nell (una Ashley Bell acqua e sapone e straordfinariamente naturale) e della sua strana famiglia (padre fondamentalista interpretato da Louis Herthum e fratello adolescente e violento interpretato da Caleb Landry Jones) per capire che forse non si tratta del caso banale che Cotton si aspettava. Dopo di che, sfoggiando tutti i numeri codificati dallo scandaloso e imprescindibile capostipite di genere L’esorcista (William Friedkin, 1973), il film solleva, un minuto dopo l’altro, il livello di tensione percepito, facendo sorgere anche il dubbio che ci sia davvero qualcosa di paranormale e del tutto imprevisto in azione. Come spiega il regista: “Nel corso del film il quesito che ci si pone è: si tratta di un elemento sovrannaturale oppure di malvagità umana? Nell è schizofrenica, oppure è posseduta? È questa la domanda più interessante. È un film sulla fede, sul ruolo che la fede ha nelle nostre vite e su cosa può farci: come può aiutarci o anche distruggerci”. Questo doppio binario, questo dubbio morale che il film instilla, lo rende stimolante e convincente, ma non del tutto. Infatti, tutto funziona perfettamente fino al grosso ruzzolone del roboante finale che stona così tanto con il resto del film, che fa quasi pensare che un errore di montaggio ci abbia improvvisamente messi di fronte a un corpo estraneo proveniente da un B-movie sulle sette sataniche.