Venerdì, 04 Febbraio 2011 14:03

The Green Hornet - Recensione

Scritto da 

Dopo lo spassoso Be Kind Rewind e l’episodio del film corale Tokyo! (da noi ancora mai visto), Michel Gondry si cimenta con il genere supereroistico mettendo il suo tocco poetico e visionario al servizio di una megaproduzione in 3D

Il risultato è qualcosa che potrebbe scontentare i gondryani puristi, memori delle atmosfere oniriche di Eternal Sunshine of the Spotless Mind o de L’arte del sogno, ma che in realtà rappresenta un ottimo esempio di compromesso hollywoodiano fra la commercialità del blockbuster e l’intimità autoriale di una regia ad alto budget. Il tocco dell’eclettico regista francese si ravvisa nelle imprevedibili scene accelerate, nella caratterizzazione di eroi e cattivi sopra le righe e in tanti altri dettagli squisitamente visivi. L’ingegno quasi artigianale delle fantasie realizzate o vissute dai personaggi dei suoi film precedenti viene qui amplificato dalle possibilità produttive (metaforicamente rappresentate dalla esagerata ricchezza del Calabrone Verde/Britt Reid) e si ravvisa nelle dozzine di dispositivi e gadget hi-tech inventati dal buon Kato. Indicativa e ammiccante è inoltre la scelta degli attori, a parte la convenzionale Cameron Diaz. Il goffo e megalomane Green Hornet è impersonato da Seth Rogen, già irresistibile protagonista del cult Zach and Miri make a porno di Kevin Smith (anch’esso mai sbarcato in Italia attraverso i canali regolari). Invece è il taiwanese Jay Chou (Shaolin BasketLa città proibita) ad interpretare Kato, aiutante geniale di Britt, esperto di arti marziali e fan di Bruce Lee – caratteristica ironica, dato che lo stesso Lee fu reso noto sulla scena internazionale proprio per aver interpretato a sua volta Kato nella serie televisiva originale di The Green Hornet degli anni 60 -. Graditissima la presenza di  Edward James Olmos, sebbene in un ruolo minore, a far esultare i numerosi orfani della recente serie Battlestar Galactica (anch’essa remake di un prodotto classico), della quale questi è stato allegoricamente volto e corpo. E poi, su tutti, torna a brillare lo strepitoso Christoph Waltz, scoperto col tarantiniano Bastardi senza gloria, sebbene in un ruolo forse un po’ troppo simile a quella maschera spietata che l’aveva reso celebre un paio di anni fa.

In definitiva un’operazione ironica e citazionista, che ha inoltre il merito di capovolgere e dissacrare la purezza ed il coraggio del supereroe classico restituendone al contrario un’immagine superficiale, disorganizzata e – nel migliore dei casi – assai puerile.

Notevoli i titoli di coda. Forse l’unica sequenza che potrebbe effettivamente meritare la visione con i maledetti occhialini in questo ennesimo supplizio tridimensionale.

doppioschermo

Questo sito web non rappresenta una testata giornalistica perchè viene aggiornato senza alcuna periodicità fissa. Non può quindi considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. Tutti le immagini usate in questo sito sono copyright dei rispettivi proprietari e concesse gratuitamente.