Dopo lo spassoso Be Kind Rewind e l’episodio del film corale Tokyo! (da noi ancora mai visto), Michel Gondry si cimenta con il genere supereroistico mettendo il suo tocco poetico e visionario al servizio di una megaproduzione in 3D
Il risultato è qualcosa che potrebbe scontentare i gondryani puristi, memori delle atmosfere oniriche
di Eternal Sunshine of the Spotless Mind o de
L’arte del sogno, ma che in realtà rappresenta un ottimo esempio di compromesso hollywoodiano fra la commercialità del blockbuster e l’intimità autoriale di una regia ad alto budget. Il tocco dell’eclettico regista francese si ravvisa nelle imprevedibili scene accelerate, nella caratterizzazione di eroi e cattivi sopra le righe e in tanti altri dettagli squisitamente visivi. L’ingegno quasi artigianale delle fantasie realizzate o vissute dai personaggi dei suoi film precedenti viene qui amplificato dalle possibilità produttive (metaforicamente rappresentate dalla esagerata ricchezza del Calabrone Verde/Britt Reid) e si ravvisa nelle dozzine di dispositivi e gadget hi-tech inventati dal buon Kato. Indicativa e ammiccante è inoltre la scelta degli attori, a parte la convenzionale
Cameron Diaz. Il goffo e megalomane Green Hornet è impersonato da
Seth Rogen, già irresistibile protagonista del cult
Zach and Miri make a porno di
Kevin Smith (anch’esso mai sbarcato in Italia attraverso i canali regolari). Invece è il taiwanese
Jay Chou (
Shaolin Basket,
La città proibita) ad interpretare Kato, aiutante geniale di Britt, esperto di arti marziali e fan di
Bruce Lee – caratteristica ironica, dato che lo stesso Lee fu reso noto sulla scena internazionale proprio per aver interpretato a sua volta Kato nella serie televisiva originale di
The Green Hornet degli anni 60 -. Graditissima la presenza di
Edward James Olmos, sebbene in un ruolo minore, a far esultare i numerosi orfani della recente serie
Battlestar Galactica (anch’essa remake di un prodotto classico), della quale questi è stato allegoricamente volto e corpo. E poi, su tutti, torna a brillare lo strepitoso
Christoph Waltz, scoperto col tarantiniano
Bastardi senza gloria, sebbene in un ruolo forse un po’ troppo simile a quella maschera spietata che l’aveva reso celebre un paio di anni fa.
In definitiva un’operazione ironica e citazionista, che ha inoltre il merito di capovolgere e dissacrare la purezza ed il coraggio del supereroe classico restituendone al contrario un’immagine superficiale, disorganizzata e – nel migliore dei casi – assai puerile.
Notevoli i titoli di coda. Forse l’unica sequenza che potrebbe effettivamente meritare la visione con i maledetti occhialini in questo ennesimo supplizio tridimensionale.