Martedì, 25 Gennaio 2011 17:52

Hereafter - Recensione

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Un film sulla vita dopo la morte che riesce a non sembrare una sciocchezza new age. Anche se le chiavi interpretative del film sono fin troppo chiare.

Solo il buon Clint poteva girare un film sulla vita dopo la morte senza farlo sembrare una sciocchezza new age. E lo fa col solito piglio autoriale maturato nella sua lunga carriera da regista, rivestendo di un tocco già classico una pellicola del 2010. Il film ha una struttura corale e si concentra su alcuni personaggi che hanno avuto variamente a che fare con la morte, in momenti e luoghi diversi del passato prossimo. Probabilmente la figura con cui si empatizza maggiormente è quella del sensitivo interpretato da Matt Damon, dall’aria malinconica ma mai dimessa; tuttavia sono interessanti anche il bambino inglese (Frankie McLaren) e la giornalista francese (Cécile de France) che, secondo sensibilità e fattispecie differenti, mostrano un interesse ragionato e documentato verso il misticismo dell’aldilàClint Eastwood affronta così un tema particolarmente delicato, di solito capace di spaccare a metà un pubblico tra difficili prese di posizioni ed immediate archiviazioni logiche (e quindi tra viva curiosità e totale disinteresse), riuscendo però nel contempo a non forzare mai l’interpretazione. Di certo però, volendo decifrare i messaggi del film, le chiavi forniteci dall’autore – per quanto con discrezione e lirismo – sono senza dubbio fin troppo chiare: fra i sensitivi quasi tutti sono cialtroni, ma ce ne deve essere almeno qualcuno che è davvero un medium e magari mantiene un profilo più basso perché è una persona a modo e non accecata dal denaro; i luoghi comuni sulle visioni del post-mortem (tunnel, luci e compagnia bella) sono troppo diffusi per essere semplici suggestioni collettive, e ci sono troppi pareri scientifici autorevoli messi sotto silenzio per poterli ignorare; fra i gemelli esiste davvero un legame così speciale che rasenta l’extrasensorialità, che probabilmente travalica il confine della vita terrena. E così via. La bravura di Eastwood, tuttavia, fa si che il racconto non diventi mai didascalico, e che la retorica dell’argomento sia ben dosata e relativamente “asciugata” dalla narrazione globale.

A conti fatti, trovare Hereafter nelle sale a inizio anno è stato un modo splendido (e suggestivo) di aprire il 2011.

doppioschermo

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