Domenica, 20 Giugno 2010 22:33

Diario del Taormina Film Fest 2010. Parte 2

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Alla fine dello scorso articolo vi avevo annunciato l’Emir Kusturica day che il 15/06 ha aperto con la proiezione di Maradona, ma prima di parlare dell’incontro col grande regista di Sarajevo lasciate che vi racconti di una piccola perla che il Taormina Film Fest ha regalato ai suoi spettatori subito dopo la partita Italia Paraguay. Si tratta di Finding Lenny del Sudafricano Neal Sundstrom che vede protagonista un irresistibile Barry Hilton. Il film, pur non essendo un capolavoro di tecnica, conquista per la sua capacità di catapultarci non tanto nella realtà sudafricana quanto nello spirito di un popolo che, malgrado le mille difficoltà, riesce a sorridere alla vita e ad essere ottimista sempre e comunque. Barry Hilton, noto comico sudafricano, dà vita ad un personaggio esilarante nel modo in cui affronta le mille vicissitudini che il film gli propone. Nella sua semplicità il film riflette sulla convivenza tra tradizione e innovazione in una terra che con tenacia cerca di consolidare una convivenza che arricchisca tutte le etnie che la popolano.
Ma torniamo all’evento clou della giornata del 15/06, Emir Kusturica che ha parlato del concetto di autore cinematografico individuando un autore contemporaneo italiano in Matteo Garrone e lodando il suo Gomorra. Durante la master class Kusturica ha parlato molto del suo film Maradona e di come lo abbia realizzato per  aiutare l’amico Diego ad uscire da un periodo nero della sua vita. Kusturica ha poi espresso il suo rammarico nel vedere un calo di interesse nei confronti del cinema d’autore e ha lanciato una frecciata al cinema Hollywoodiano colpevole, secondo il regista, di abituare il pubblico a storie facili. Il 15/06 è stata anche la giornata di Fatemeh Motamed Arya, famosa attrice iraniana giunta a Taormina per ritirare il premio per l’amico Jafar Panahi. L’incontro con l’attrice iraniana è stata un’ occasione per riflettere sulle condizioni del cinema iraniano oggi e sulla libertà d’espressione artistica.
Durante la giornata del 15/06 abbiamo avuto modo di assistere alla proiezione di diversi film tra cui  Vavien di Durul e Yagmur Taylan, una sorta di commedia−nera che racconta la storia di una famiglia tra esasperazioni, manie e piccoli istinti omicidi. Il film esprime alcune peculiarità della cultura turca e, a volte, spinge un po’ troppo sulla rassegnazione femminile. Le immagini sono curate e, tutto sommato, gradevoli ma il paragone con i Coen, più volte proposto dalla critica, non regge molto poiché ai fratelli Taylan manca la padronanza della scrittura e della narrazione squisitamente cinematografica che da sempre contraddistingue le opere dei loro colleghi americani.
Ha colpito l’esordio di Nawaf Al−Janahi Aldayra, un thriller che ci mostra un lato degli emirati arabi poco conosciuto, quello della criminalità organizzata ma lo fa raccontando una storia che affronta la tematica della vita e della morte con spiccata sensibilità.  Pur rivelando le sue influenze statunitensi, Al−Janahi, riesce a regalarci un approccio originale al più volte narrato rapporto tra vittima e carnefice, lo stile e la fotografia ricordano molto le atmosfere di Michael Mann e fanno ben sperare per le opere future di questo giovane cineasta.
La serata al teatro antico si apre con la presentazione della giuria e un omaggio a due amici del festival scomparsi da poco: Enrica Fortunato, organizzatrice del festival per tanti anni, e Gregorio Napoli, grande critico sempre presente al festival e indimenticabile amico. Un momento di sincera commozione ha accompagnato il video messaggio di Jafar Panahi che ha ringraziato l’organizzazione del festival per il premio ricevuto e fatto un appello  per tutti coloro i quali sono stati rinchiusi senza colpe e che non hanno, come lui, la fortuna di avere così tanta gente che si interessa per il loro rilascio. Panahi si è detto felice di appartenere a quella grande famiglia che è il cinema che tanto lo ha sostenuto nei momenti di difficoltà.
Film della serata è stato il divertente Death  at a funeral, riuscito remake di Neil La Bute del film di Frank Oz del 2007. La Bute mostra ancora una volta la sua capacità di spaziare tra i diversi generi e qui riesce a divertire grazie ad un abile regia e a delle brillanti interpretazioni di tutto il cast, da segnalare Chris Rock, Danny Glover e James Marsden, esilarante nel ruolo di Oscar.
Giorno 16/06 si è aperto con un incontro fuori programma con la sceneggiatrice Stefania Rossella Grassi che ha presentato dei trailer e delle sceneggiature che tanto successo hanno già ottenuto ad Hollywood. Ma l’evento della giornata è stato l’arrivo di Maria Grazia Cucinotta per presentare l’ultimo film di Alfonso Arau L’imbroglio nel lenzuolo di cui è anche produttrice. In mattinata abbiamo avuto l’occasione di scambiare due chiacchiere con Neil la Butte, che si è espresso sul proliferare di prequel, sequel, remake, ecc. riducendo tutto ad una manovra economica che gli studios attuano per rischiare il meno possibile. Il regista si è detto anche interessato ad alcune forme espressive del videogame ed è venuto fuori che ha curato la regia degli spot di Heavy Rain innovativo videogame di David Cage.
Purtroppo, durante la giornata, il festival è stato scosso dalla notizia della scomparsa di Peter Brunette, grande redattore dell’Hollywood Reporter, colto da un malore nel suo albergo.  
Ospiti della giornata al Campus sono stati Diane Fleri e Giorgio Pasotti che, moderati dal solito Luca Calvani, hanno intrattenuto il pubblico in sala con una lezione che, in verità, davvero poco ha dato in termini di contenuti.
Nel pomeriggio abbiamo assistito alla proiezione di  Love in a puff di Pang Ho-Cheung che racconta il mondo delle relazioni interpersonali con un’eleganza che ricorda Wong Kar Way senza però raggiungerne le vette e con una poesia che riprende il volo di una busta di plastica senza commuovere come American Beauty, in definitiva un altro film che contrappone il grigiore del mondo con i colori del sentimento e che sa molto di vorrei ma non posso (non riesco).
In serata, dopo un mini concerto a sorpresa della cantante Arisa, è stato presentato L’imbroglio del lenzuolo di Alfonso Arau, grande accoglienza per la Cucinotta e per tutto il cast tra cui Anne Parillaud, mitica interprete di Nikita qui in un’inedita veste bionda. La Cucinotta ha ricevuto il premio Messinese Ambasciatore nel Mondo dal presidente della provincia di Messina Nanni Ricevuto che ha poi dato lo stesso riconoscimento a Salvatore Mancuso, noto imprenditore e vice presidente di Alitalia, purtroppo dobbiamo sottolineare come durante la premiazione sia venuta fuori quell’arroganza politica che ha tolto per un attimo la scena al festival proponendoci una serie di baci, abbracci e autocompiacimenti probabilmente evitabili.
L’imbroglio nel lenzuolo, diciamolo subito, non convince del tutto, pur regalando una visione dell’antica Sicilia diversa dallo stereotipo tornatoriano, Arau non riesce a catturare l’attenzione né a far riflettere sulla nascita e sul potere di quel mezzo che ad inizio secolo sconvolse il mondo: il cinema. Non basta la sempre impeccabile fotografia di Vittorio Storaro a sollevare un opera che risulta ingenua nel suo non approfondire interessanti tematiche e banale nel suo semplificare l’impatto storico del mezzo cinema. E’ giusto però ricordare che Maria Grazia Cucinotta e tutto lo staff del film sono stati davvero impeccabili in tutte le occasioni pubbliche dimostrando una professionalità sempre più rara nel panorama nazionale.
Il 17/06 è stato il giorno del grande maestro Dario Argento e del suo ultimo film Giallo, che uscirà in Italia dopo enormi difficoltà. Il maestro ha incontrato il suo pubblico durante un’interessantissima Master Class, dove si è espresso sull’importanza degli effetti visivi e delle storie. Argento si è mostrato amareggiato per le condizioni del cinema italiano arrivando ad affermare che “Il cinema italiano non esiste più” e denunciando una mancanza di sperimentazione nel cinema. Ha poi rivelato di essere interessato a realizzare un Dracula in 3D e di vedere con molta fiducia ai giovani cineasti di genere orientali.
Nel pomeriggio abbiamo visto il film brasiliano Besouro di João  Daniel Tikhomiroff. Film che racconta il mito di Besouro, operaio di colore che si ribellerà al potere dittatoriale grazie alla capoeira e alla magia brasiliana, è un onesto film di genere che pesca a piene mani dalla tradizione Western e dal Wuxiapian adattando dei classici schemi narrativi alla cultura e alla tradizione Brasiliana.
La serata aperta da un concerto della cantante brasiliana Adriana Calcanhotto, ha visto la premiazione di Emir Kusturica con il Fondazione Roma Mediterraneo Award for Dialogue Between Cultures e il Taormina Arte Award a Colin Firth.
Proprio Colin Firth è stato l’ospite d’onore dell’ultima giornata del festival con una master class dove ha parlato del suo metodo attoriale, raccontato diversi aneddoti e introdotto il progetto Brightwide.com con il quale Firth cerca di raccogliere le opere più significative e rilevanti per il sociale. Firth ha parlato a lungo del suo lavoro su A single man di Tom Ford per poi fare una riflessione sul cinema britannico che da anni lo vede protagonista. Giusto prima della master class di Colin Firth il festival ha reso omaggio ad un pezzo di storia del cinema siciliano ed italiano in genere: Francesco Alliata che con la sua Panaria Film produsse dei grandi capolavori del cinema introducendo per primo delle riprese marine e sottomarine che fecero scoprire al grande pubblico la bellezza della Sicilia.
Durante la conferenza di chiusura del festival sono stati annunciati i premi di questa 56 edizione del Taormina Film Fest. Aldilà della bella iniziativa N.I.C.E. che ha visto Rec Stop And Play di Emanuele Pisano aggiudicarsi il premio come miglior corto e i  Campus Gioventù Award che hanno premiato  Besouro di João  Daniel Tikhomiroff per il Brasile e 53 dias de invierno di Judith Colell per la Spagna e il premio della giuria popolare per Friendship di Markus Goller vanno segnalati i premi del concorso mediterranea assegnati dalla giuria internazionale composta da Dieter Kosslick, Isabel Coixet, Samir Farid, Alice Braga ed Enrico Lo Verso: Golden Tauro per il miglior film a Dalla vita in poi di Gianfrancesco Lazzotti che ha avuto anche i riconoscimenti per la migliore attrice femminile, Cristiana Capotondi e il migliore attore maschile Filippo Nigro mentre il premio per la miglior regia è andato allo spagnolo Jorge Coira per 18 Comidas.
Oltre al meritatissimo Taormina Arte Award a Francesco Alliata di Villafranca e ai più o meno meritati premi ai film, il festival ci ha lasciato con il dolce in bocca salutandoci con la proiezione dell’esilarante Wild Target  di Jonathan Lynn con uno strepitoso Bill Nighy alle prese con un perfido Rupert Everett.
In questa 56sima edizione del festival di Taormina abbiamo visto grandi ospiti, film interessanti, un conduttore un po’ fuori luogo (colpevole anche la mancanza di autori e l’impossibilità di provare) e una giuria che, alla fine, non ha tenuto fede al proprio potenziale critico dando la sensazione di aver premiato chi si doveva premiare a prescindere. Ma probabilmente ogni festival ha i suoi pro e i suoi contro e pensiamo che il Taormina Film Fest sia stata un occasione per celebrare il cinema e auguriamo alla direttrice Deborah Young di riuscire a superarsi per l’appuntamento del 2011.
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doppioschermo

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