Che nei film di Tim Burton la musica giocasse un ruolo fondamentale è cosa ormai nota ed evidente da moltissime sue opere. Ma stavolta c’è qualcosa di più. Adattamento di una celebre opera di Stephen Sondheim, Sweeney Todd è un vero e proprio musical che vede tra i protagonisti il fedele Johnny Depp, Helena Bonham Carter, moglie del regista e un Alan Rickman degno di nota.
La storia è quella di Benjamin Barker (Johnny Depp), evaso dalla prigione dove scontava un crimine non commesso e di ritorno a Londra carico delle più terrificanti intenzioni di vendetta. Deciso a riparare ai danni che il suo arresto aveva provocato alla moglie e alla figlia, assume l’identità del barbiere Sweeney Todd ed apre una bottega sopra al negozio di torte della signora Lovett (Helena Bonham Carter). Trovando in lei la complice ideale, mette a punto un perfido piano che avrà sanguinose conseguenze soprattutto per il suo accusatore: il giudice Turpin (Alan Rickman), che nel frattempo era riuscito ad esercitare la patria potestà sulla figlia di Barker.
Johnny Depp è perfettamente calato nella parte, un ruolo dannato, tenebroso e maledetto, di quelli che appena se ne sente parlare non si può non pensare ad un attore come lui; un attore che ha anche dimostrato buone doti canore, eseguendo con la sua voce tutti i pezzi previsti e dichiarando di essersi ispirato a Iggy Pop per la parte: quanto c’è del controverso artista in Sweeney Todd non si può giudicare, ma di certo la parte gli è valsa un Golden Globe come miglior attore in un film o commedia musicale.
Non da meno la Bonham Carter, giunta alla quinta collaborazione col marito: macabra la sua Miss Lovett, discreta la sua performance canora, così come quella di Alan Rickman che in proposito ha dichiarato: “La musica è un tipo di costante e scivola dentro e fuori il dialogo e il canto. Perché è in vere stanze e in veri posti che il passaggio da parlato a cantato diventa ben più di un fattore organico.”
Giusto menzionare, a proposito del cast, anche la partecipazione di Sacha Baron Cohen nei panni del rivale di Sweeney Todd, Adolfo Pirelli: in molti lo ricorderanno in Borat e nel recente Bruno, ma risulta bravo e ironico anche in questa grottesca interpretazione.
L’atmosfera del film è intrisa di tutto il più cupo Tim Burton, della sua terrificante immaginazione, della sua malinconia e della sua inquietudine: saranno gli amanti di questo aspetto del regista ad apprezzare ancora di più quest’opera. Una fotografia scura al punto giusto conduce lo spettatore in una splendida Londra vittoriana con una giusta dose di violenza e velocità.
E questa scenografia è valsa un Oscar al film; un premio anche un po’italiano, perché è opera del maestro Dante Ferretti. Attentissimo come sempre ai dettagli, ha dato vita a una vera e propria collaborazione tra geni: la sua intesa col regista è palpabile, tanto che Burton gli ha lasciato nello studio un biglietto con scritto “Dante I love you”, dopo aver saputo che per una vetrata avevano avuto entrambi la stessa identica idea.
Il risultato, dunque, è un film incredibile, dove la sinergia e la collaborazione tra tutti quelli che hanno lavorato all’opera è il vero fondamento del suo successo.
Tim Burton, alla conduzione di questo eccezionale musical, rimane avvolto da quel misto di eccentricità contrapposta a una sorta di introversione: le caratteristiche della sua persona e dei suoi film. Racconta Ferretti: “Spesso, mentre facevo le scene, lo invitavo in teatro per vederle, ma lui non veniva mai. Poi seppi che andava a guardarle a ora di pranzo, quando la troupe è in pausa. Gli piaceva osservarle in silenzio, stando completamente solo.”