Forse Quentin Tarantino è il Marcel Duchamp del cinema. È certo che il regista americano ami contaminare il mondo del cinema con i linguaggi di altre culture, da quelle visive a quelle letterarie e musicali così che le sue pellicole risultano irreali, poggiando invece su elementi reali, quotidiani. Ecco il suo ready- made e Pulp Fiction ne è sicuramente l’esempio per eccellenza. Tarantino, infatti, assorbe alcuni elementi televisivi della sit-com, dei fumetti, dei gangster movie, del cinema detto di serie B, della musica rock e pop e dalle pulp novels, che erano riviste di racconti stampati su carta di pessima qualità che simboleggiava anche il basso contenuto letterario di queste novelle che spaziavano dal poliziesco al western, dalla guerra alla fantascienza e Tarantino si abbevera della cultura della Pop Art. Il suo cinema è l’espressione massima della cultura popolare americana.
Egli assimila i segnali del pop e quindi il suo codice strutturale, per poi inserirci dei personaggi eccessivamente violenti. E tutto viene portato all’eccesso. “Sia in Natural Born Killers, sia Pulp Fiction, per arrivare a tali risultati estetici, non solo scelgono il tema ‘eccessivo’ della violenza, ma anche, e soprattutto, il linguaggio eccessivo (violento) della messa in scena”, scriveva Gino Ventriglia (Script 7/8, gennaio 1995). Nessuno si riconosce nei personaggi di Tarantino, nei suoi film non c’è una morale e non è una rappresentazione del reale nonostante il regista, come ogni creatore e artista, sviluppi la storia e il racconto sulle basi di quella che lui ritiene la società contemporanea. I dialoghi sono insensati da un punto di vista prettamente narrativo. I personaggi affrontano lunghe conversazioni facendo riferimento a quegli elementi immaginari delle serie televisive, delle sit- com. John Travolta (Vincent Vega) e Samuel L. Jackson (Jules Winnfield), due sicari spietati, prima di compiere il loro lavoro, discutono di hamburger e numerose sono le citazioni su cantanti e generi musicali, così come gli attori del cinema. Questi elementi permettono allo spettatore di familiarizzare con i personaggi, perché si parla di qualcosa che rientra in una normale sfera di competenza di un individuo dalle medie conoscenze, e quindi permette di provare empatia per questi personaggi. Quando Vincet verrà ucciso lo spettatore proverà dispiacere, anche se questo era un malvivente. Perché i cattivi nei film di Tarantino si divertono, ridono, citano la Bibbia, ballano e lavorano, per questo noi li viviamo come persone normali.




