Il DVD di 'Metropolis'

Venerdì 17 Luglio 2009 01:53 Scritto da  Andrea Fabbi
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metropolis-dvdMetropolis (1927) è universalmente riconosciuto come progenitore della fantascienza moderna, della grande fantascienza, quella che fra le righe della spettacolarità e dell'esibizione dell'effetto inserisce un ragionamento che investe il sociale, e, soprattutto, la contemporaneità. E' dal paradosso (la rappresentazione del futuro che illustra a chiare lettere la situazione del presente) che nasce la grande fantascienza (si pensi ai romanzi di Dick, Lem, al Brazil di Terry Gilliam e via dicendo).

Metropolis ha una storia tutta particolare, dalle difficoltà di produzione (portò al fallimento della storica casa produttrice tedesca UFA) ai rapporti che legavano Fritz Lang alla sceneggiatrice Thea Von Harbou (prima compagni di vita, poi separati per l'adesione della Von Harbou al Nazismo) alla singolarità e novità delle scene, delle riprese e della tecnica utilizzata.

Il soggetto dell'opera, comunque, non risulta essere un capolavoro; tratto da un romanzetto d'appendice della Von Harbou (anche se variato in alcuni punti), Narra le storie parallele di una grande città del futuro – Metropolis appunto, e la storia d'amore fra il figlio del dittatore di Metropolis e la povera insegnante Maria.
La grandiosità dell'opera risiede nella resa tecnica della messa in scena, innovativa e rivoluzionaria per l'epoca, e nella produzione simbolica che Lang riesce a concepire, creando in alcuni tratti dell'opera quasi un “montaggio analogico” in linea con i concetti eiszensteiniani (si pensi l'immagine – fantasma del Moloch che ingurgita gli operai, simbolo dei ritmi di lavoro oppressivi, dell'ostilità verso l'alienazione e spersonalizzazione comportate dalla macchina).
Due sono le fondamentali innovazioni tecniche che introduce Lang: l'Effetto Schufftan e l'utilizzo del Passo Uno (o stop motion), nel cinema d'autore (già veniva utilizzato nelle prime animazioni ed in altre tipologie di cinema). L'Effetto Schufftan non era nient'altro che un gioco di specchi inclinati che permetteva di simulare spazi ed edifici enormi realizzando fondali dipinti che con questi giochi di inclinazione prendevano forme realistiche e tridimensionali.
Gli effetti speciali sono invece quasi interamente legati allo stop motion, con la sovrimpressione della pellicola già girata (simile alla tecnica usata da Eizsenstejn nella Corazzata Potemkin per i fantasmi impiccati sull'albero maestro della nave).
L'opera è fortemente intrisa di simbolismo, tanto che Lang la ripudierà in parte dopo molti anni, credendola abbastanza semplicistica (in effetti la genialità di Lang, nel punto della produzione simbolica, sta nella resa estetica del oggetto simboleggiato, non nel significato del simbolo stesso, che il più delle volte appare semplice, popolare, d'appendice appunto). Il tema sociale, e l'intreccio fra sociale e fantascientifico hanno, nonostante tutto, una ottima resa, che farà scuola, come si diceva all'inizio. Dobbiamo pur sempre consioderare che l'opera è del 1927, è l'inizio, in un certo qual modo, della grande fantascienza al cinema, e soffre un po' di difetti definibili di “inesperienza”, errori di gioventù, a volte di mancanza di approfondimento.
Tutto questo non toglie assolutamente nulla all'unico giudizio che si può dare a questo film, ovvero sia “capolavoro”. Una forza immaginaria quasi irreplicabile, un impatto con lo spettatore veramente devastante (ancora oggi, si pensi all'epoca che effetto fece sul pubblico, che ormai cominciava ad essere avvezzo al cinema), un film di una valenza estetica straordinaria. Un pezzo da collezione, immancabile nella videoteca di chi si definisce un amante del grande Cinema, un'opera immortale.

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