È stato il primo a dare un volto e a raccontare sul grande schermo con Agente 007, licenza di uccidere, uscito nel 1962, le vicende di un personaggio divenuto in seguito, proprio grazie al cinema, l'agente segreto più famoso del mondo. A lui si deve il film che ha aperto la lunga serie su James Bond, la spia inventata dal romanziere britannico Jan Fleming e protagonista di numerose altre pellicole di successo. Al regista Terence Young (1915-1994) e all'intera sua opera, è dedicato un libro edito da “Il Foglio Letterario“ e scritto dal giornalista Mario Gerosa. «Young è stato il primo a definire il canone del favoloso Bond cinematografico – afferma Gerosa – ma per lui il successo che ebbe il film fu una fortuna e una condanna allo stesso tempo». Il perché è presto detto: «Il regista, che girò altri due episodi della saga di 007 (Dalla Russia con amore e Thunderball - Operazione tuono), venne spesso identificato come l’autore dei primi film di Bond (comunemente definiti dalla critica “i più belli”, ndr), e in tal modo non si rese mai giustizia a un autore che per tutta la vita spaziò, invece, tra gli stili e i generi, girando una quarantina di film che vanno dal thriller alla ricostruzione storica fino al dramma di introspezione psicologica» spiega l'autore della monografia. Young era un uomo colto e raffinato. Nato a Shanghai da genitori inglesi, laureato a Cambridge, esordì come cineasta a soli 33 anni con “Il mistero degli specchi!“, storia di un uomo malato di Rinascimento che costringe una sconosciuta a seguirlo nella sua folle brama di ricostruire un’epoca. Quella storia di arte e follia girata in un poetico bianco e nero è il primo indizio per scoprire la versatilità di Terence Young, che nella sua carriera alternò film di genere destinati a diventare cult movies e film di grande impegno sociale che fecero scalpore all’epoca ma che vennero presto dimenticati.
Dotato di una straordinaria cultura cinematografica, innamorato dei film di Feyder, Young si divertì per tutta la vita a giocare con i meccanismi del cinema, passando dal trash mitologico (Le guerriere dal seno nudo, Gli Orazi e i Curiazi) al cult western con l’improbabile terzetto Bronson-Delon-Mifune (Sole rosso), allo spy-thriller (Triplo gioco). «Ma l’uomo che portò al cinema l’epopea saffica delle Amazzoni – dichiara Mario Gerosa a DoppioSchermo – il regista che ebbe per primo l’idea di calare un samurai nelle atmosfere del selvaggio West e che raccontò una spy story dal lato umano, raccontando vizi e debolezze degli agenti segreti, fu anche un attento osservatore e un cronista del suo tempo: negli anni ’50, infattio, girò una serie di film di denuncia, criticando aspramente la società contemporanea: in Londra a mezzanotte si parla dello stupro di una ballerina minorenne, mentre Tall headlines scandaglia le tragedie covate in famiglia, e Serious Charge è incentrato sulla storia di un prete accusato di molestie da un giovane».
Young, si legge nel libro di Gerosa, fu molto apprezzato anche come autore di film di guerra, riuscendo a emozionare gli spettatori con una straordinaria Audrey Hepburn cieca ne Gli occhi della notte, un film molto amato dal più grande maestro di suspense che il cinema abbia mai avuto, Alfred Hitchcock.
L’autore del testo ha analizzato le innumerevoli sfaccettature dell'opera di Young basandosi anche sulle testimonianze di attori e professionisti del set che conobbero e lavorarono con il regista. Il volume comprende interviste esclusive a Ken Adam, il leggendario scenografo dei film di 007, Ursula Andress, Alessandra Celi, Ennio Morricone, Luciana Paluzzi, Aldo Zezza.
La prefazione è di Edward Coffrini Dell’Orto, presidente dello 007 Admiral Club, l'introduzione è curata da Dario PM Geraci.
L'autore: Mario Gerosa, 46 anni, giornalista milanese, si occupa di cinema, culture digitali e new media. Nel 1987 ha vinto il Premio Pasinetti Cinema Nuovo con un saggio su Luchino Visconti. Ha pubblicato libri sui mondi virtuali e saggi sul machinima e sui trailer nei videogames. Insegna Multimedia al Politecnico di Milano. A noi di Doppioschermo ha confidato: «Da quando avevo 5 anni ho cominciato a vedere i film di James Bond e da allora non ho mai smesso di amarli». E si tratta solo di una delle sue tante passioni.




