L'informazione si sta trasformando in intrattenimento e la lealtà che i giornalisti dovrebbero ai lettori è spesso sacrificata agli interessi della testata o ai giochi di potere ai vertici delle società. In questo scenario, Bill Kovach e Tom Rosenstiel hanno messo a fuoco i Fondamenti del giornalismo. Ciò che i giornalisti dovrebbero sapere e il pubblico dovrebbe esigere (Lindau): una guida che, in modo molto diretto e chiaro, si rivolge sia agli addetti ai lavori, sia ai “consumatori di notizie” per stilare i principi chiave della professione.
Il libro è frutto di un lavoro di analisi durato 3 anni, in cui gli autori hanno tenuto 21 assemblee pubbliche, alle quali hanno partecipato 3.000 persone che hanno potuto ascoltare le testimonianze di oltre 300 giornalisti, impegnati in un attento esame di ciò che l’informazione dovrebbe essere. Il risultato è un testo con cui è possibile avvicinarsi al punto di vista del settore dell’informazione statunitense, che in Italia è spesso conosciuto solo attraverso il cinema. Oltre a stilare un decalogo del mondo dell’informazione – il cui primo principio è il rispetto della verità e la lealtà nei confronti dei cittadini - gli autori fanno un’analisi acuta della situazione attuale che vede le redazioni integrate in grandi network, con interessi che spesso vanno oltre quello della verità nei confronti del pubblico.
Uno dei capitoli più interessanti del libro è proprio quello sui giornali che prendono la forma di chi li finanzia: negli anni Trenta i giornali erano filo-militaristi perché a comprare le proprietà dei giornali erano stati i grandi industriali dell'acciaio o della chimica (come dimenticare la figura di Charles Foster Kane, il magnate interpretato da Orson Welles in Quarto potere?), oggi invece i grandi padroni dell’informazione sono i professionisti dell’intrattenimento, a partire da Rupert Murdoch e Silvio Berlusconi che, con i loro gruppi editoriali riescono ad orientare pesantemente l’opinione pubblica.
Nel testo vengono raccontati anche episodi che risalgono agli inizi del giornalismo statunitense e agli anni Sessanta – come i Pentagon Papers, i documenti segreti pubblicati dal Washington Post che svelarono ciò che i leader di governo sapevano e pensavano della guerra del Vietnam. Lo stesso Washington Post la cui immagine è legata all’attendibilità delle informazioni pubblicate e alla qualità dei suoi giornalisti, come Bob Woodward e Carl Bernstein, la cui vicenda ha ispirato Tutti gli uomini del presidente, la pellicola di Alan J. Pakula sullo scandalo che costò la presidenza a Richard Nixon. Utile da conoscere è anche la questione della meritocrazia per i giornalisti Usa: pochi sanno, ad esempio, che ogni anno il 20% dello stipendio di un giornalista dipende in parte dalla qualità del lavoro svolto, e in parte sugli utili dell'azienda.
Gli autori non trascurano neanche quanto sta avvenendo con l’avvento delle trasmissioni via cavo e con l’affermazione del web. Questa volta, scrivono, “il conflitto potrebbe essere più drammatico. Per la prima volta nella nostra storia, l’informazione è sempre più prodotta da società esterne al giornalismo, e questa nuova organizzazione economica ha il suo peso. Siamo di fronte alla possibilità che l’informazione indipendente sia sostituita dall’affarismo camuffato da informazione. Se ciò dovesse accadere, perderemmo la stampa come istituzione indipendente, libera di monitorare gli altri poteri e istituzioni presenti nella società”.




