Ci sono, fondamentalmente, due tipi di spettatori che ricordano Twin Peaks, la serie culto creata da David Lynch e Mark Frost nel 1990. I primi hanno semplificato la sinossi della serie nel tormentone che l’accompagnò per tutto il periodo di lancio e che ne trascinò il fenomeno per diverso tempo dopo la sua conclusione: “Chi ha ucciso Laura Palmer”. I secondi invece, preferiscono richiamare alla mente l’universo lynchiano del torbido telefilm in questione con un’altra frase, sperando di trovare un inaspettato feedback complice nello sguardo di nuovi interlocutori. Ed essa è: “I gufi non sono quello che sembrano”. Ebbene: il saggio del buon Roberto Manzocco si rivolge principalmente alla seconda categoria sebbene, per la sua natura, può essere parimenti letto ed apprezzato anche dai primi.
Il libro – si spiega chiaramente nell’introduzione – non si pone come un’analisi puntuale e dettagliata di tutti gli aspetti mistici od esoterici di Twin Peaks, ma come un approfondimento di alcuni temi (o “enigmi metafisici”, come suggerisce il sottotitolo) in esso presenti. Tuttavia, nonostante questa premessa, non si è di fronte al classico libro “pretesto”, dove l’aggancio al prodotto mediatico famoso è quasi puramente formale e tutta la trattazione appare vertere su tesi o riflessioni completamente slegate da esso. In realtà, il presente saggio è una vera e propria manna per chi attendeva da anni una sistemazione teorica e teoretica del materiale allegorico creato nell’universo di Twin Peaks. Sono presenti descrizioni di intere sequenze, integrate spesso e volentieri da materiale meta e para-testuale: frammenti di altri saggi, riferimenti agli script originali dei film trattati, aneddoti vari raccolti nel corso degli anni su siti e fanzine specializzati e – perfino - annotazioni sugli errori di adattamento e traduzione nelle versioni nostrane. Da ognuno dei quadri tracciati, quasi sempre collegati tra loro, partono poi gli excursus dedicati agli argomenti tirati in ballo dall’estetica e dalla scrittura di Lynch e Co: meditazione trascendentale, kabbalah, induismo, Arconti, massoneria, magia e teurgia; passando per pensatori e filosofi fra i più disparati come Julius Evola, Martin Heidegger, Jean-Paul Richter, Ludwig Wittgenstein, lo stesso Mark Frost e – ultimo ma non ultimo – l’istrionico David Lynch. Solo per limitare le citazioni.
In realtà, questo apparato iconografico mette allo stesso livello la serie e lo sfortunato film Fuoco cammina con me, che riceve infatti un peso notevole nel libro. Non solo: nell’ultimo capitolo, il VI, l’autore si lancia in una breve panoramica trasversale per ritrovare alcune delle tematiche appena discusse in altre opere del regista: Strade Perdute, Mulholland Drive e INLAND EMPIRE (sebbene nel primo capitolo ci fosse già stata una pregevole parentesi analitica extra-twinpeaksiana con Eraserhead – La mente che cancella).
In definitiva, un ottimo lavoro, che fa il punto della situazione simbolica e concettuale improntata dal complesso affresco di Twin Peaks ma che aiuta anche molto a decifrare ulteriormente la poetica visionaria di un regista geniale, ancora fra i più amati e studiati nel mondo.




