Con Due rive una sola voce David Riondino riprende la collaborazione, già sperimentata in Otello all’improvviso-Viaggio tra i poeti improvvisatori di Cuba, con il poeta cubano Alexis Diaz Pimienta. Grazie all’invito dell’Accademia dell’Ottava (accademia di letteratura orale che organizza anche corsi d’improvvisazione poetica) si sono incontrati in Italia i poeti Diaz Pimienta, Efrain Riveron e Roberto Garcia, questi ultimi due in rappresentanza dell’emigrazione cubana a Miami. Sottotitolo del documentario è, infatti, “controversia tra improvvisatori di Cuba e Miami”: seguendo l’antica e amata tradizione della Decima i tre protagonisti si sfidano a colpi d’improvvisazioni su temi suggeriti dal pubblico, nel corso di un tour tra Siena e Roma.
Girato nell’arco di soli tre giorni, Due rive una sola voce condensa in settanta minuti un’esperienza spettacolare da cui si esce commossi e storditi. Riondino accende la telecamera e documenta, con partecipazione e semplicità, un’esplosione di creatività allegramente “sopra le righe” per la nostra cultura o forse solo per le nostre abitudini. La Decima è una forma di poesia popolare in cui l’improvvisazione nasce da una grande tradizione e si nutre di una forte disciplina che implica sia lo sforzo di un continuo miglioramento sia il rispetto per il poeta “avversario”. Affrontando il tema dell’emigrazione politica da Cuba, Pimienta e gli esuli Riveron e Garcia non si risparmiano frasi molto pesanti (si accusano nel corso delle disfide di essere spie o vigliacchi) ma senza mai scadere nell’offesa. Quando si improvvisa la vera sfida è con se stessi, e nello spazio della poesia non c’è tempo per la violenza.
Nonostante la vitalità trasmessa dalle sfide, si percepisce nitidamente il rimpianto di chi, pur non pentendosi della propria scelta, non può rientrare nel suo paese. La poesia e la sofferenza uniscono le due rive di un solo mare (Cuba e Miami distano novanta miglia nautiche) e non è meno forte la difficoltà di chi ha deciso di restare in patria e, pur orgoglioso della sua decisione, non può fare a meno di avere dei dubbi sulla realtà che sta vivendo. “Due rive una sola voce” non è però un documentario a tesi, bensì una testimonianza dell’importanza che l’educazione alla creatività individuale ha nel costruire una civiltà condivisa.
L’ammirazione per la creatività altrui diventa automaticamente rispetto: anche lo spettatore è ammutolito dall’abbondanza di ritmo e parole che percorre questo breve racconto. Riondino gira con mezzi semplici, che rendono comunque l’atmosfera genuina del viaggio e delle sfide poetiche. Due rive una sola voce sfugge con intelligenza alla tentazione del documentario “educativo” e apre una finestra su un mondo ricco e molto complesso lasciando lo spettatore con il desiderio di poter vivere l’esperienza senza la mediazione del mezzo cinematografico. Per un documentario, il miglior successo.




