Mercoledì, 14 Aprile 2010 10:52

Riff: Il cinema indipendente in Europa e in Italia

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RIFFPer il secondo anno consecutivo il Roma Independent Film Festival dedica uno spazio all’informazione e al dibattito sui temi della produzione e distribuzione cinematografica europea. Il Forum del 12 Aprile è stato coordinato dal’avvocato Leonardo Paulillo e diviso in due sezioni, la prima dedicata alla co-produzione inter-europea e la seconda alle criticità della distribuzione nel mercato europeo delle opere nazionali e co-prodotte. Scopo del Forum, nelle parole dell’avv.Paulillo “parlare di come fare film e non solo dei problemi che non ce li fanno fare”.

Ospiti della prima sezione tre produttrici europee con esperienze nella co-produzione: Janine Jackowski (produttrice di “Everyone Else”), Ankica Juric Tilic (partecipante al progetto “Producers on the Move”) e per l’Italia Giorgia Priolo (FilmKairos). Janine Jackowski ha sottolineato le difficoltà della co-produzione, legate alla necessità di coordinare, innanzi tutto, le norme delle diverse legislazioni coinvolte: oltre al vero e proprio accordo di co-produzione si devono infatti stringere numerosi accordi bilaterali con i partners stranieri. Inoltre, i Fondi Statali Europei per la co-produzione (sia quelli gestiti direttamente dal Ministeri competente sia quelli autonomi) hanno criteri di selezione diversi per la concessione di finanziamenti, e spesso tempistiche differenti per l’analisi delle richieste e in relazione al momento in cui deve intervenire la sovvenzione.

Ankica Juric Tilic ha portato come esempio l’esperienza della Croazia, il cui Ministero ha creato un Fondo autonomo, stabilendo regole severe in relazione all’entità del finanziamento richiesto al partner straniero e alla quota del budget di produzione da spendere nel paese finanziatore. Il nuovo sistema del Croatian Audiovisual Center ha permesso al paese di aumentare la produzione cinematografica per i lungometraggi a una media di sei/dieci film all’anno. Un’altra criticità, percepita da tutti i partecipanti al Forum, risiede nella difficoltà di incontrare possibili partner produttivi: il contatto umano è fondamentale per gettare le basi di una collaborazione. In quest’ottica, i festival rimangono un’occasione importante per stringere relazioni.

Il dibattito del Forum ha evidenziato un altro problema legato all’ambito più propriamente creativo: la co-produzione richiede spesso agli autori di adattare gli script all’esigenza di “internazionalizzare” il film.  Interviene sull’argomento David Planell (autore di “La Verguenza” e candidato con questo film ai premi Goya come Miglior Regista Esordiente) sottolineando la difficoltà per l’autore di creare personaggi di una cultura non conosciuta, o di scrivere una storia ambientata (e girata) in luoghi con cui non ha familiarità. Questa “europeizzazione” artificiale danneggia l’idea originale, lì dove l’opera dovrebbe nascere da un reale interscambio culturale. Planell si augura che gli autori del nuovo cinema europeo possano scrivere film autenticamente internazionali, soggiornando per alcuni periodi nei paesi dell’Unione e traendo ispirazione da questa esperienza.

Presenti all’incontro anche Ana Isabel Palacios e Diego Rodriguez Blasquez, rappresentanti del progetto “Cine Espanol en Ruta”. Il progetto è nato dalla constatazione che, al di fuori delle grandi città della Spagna, i film spagnoli non sono distribuiti nei cinema. “Cine Espanol en Ruta” ha creato quindi una rete distributiva in 70 città, proiettando gratuitamente i film di autori nazionali e pagando i diritti al distributore grazie ai fondi ottenuti dal Ministero della Cultura. La rete di sale è costituita da centri di cultura e spazi dedicati, anche grazie alla collaborazione degli Enti Locali. L’esperienza dell’associazione di Palacios e Blasquez introduce il difficile tema della distribuzione non solo di film d’autore nazionali ma anche dei film europei co-prodotti, che devono spesso cercare nuove modalità distributive e nuovi mercati. I due aspetti sono strettamente legati, in quanto alla “europeizzazione” richiesta all’opera nella fase produttiva spesso non si accompagna il sostegno di una distribuzione europea.

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Il Forum della IX Edizione del RIFF dedicato a “La nuova produzione europea indipendente” ha destinato la seconda delle due sezioni del 12 Aprile ai temi della distribuzione cinematografica in Italia e nell’Unione Europea e dei nuovi scenari legislativi.  Attraverso la partecipazione di produttori provenienti da varie realtà e di rappresentanti degli organismi pubblici di promozione, il Forum coordinato dall’avv.Paulillo ha messo in evidenza i punti critici del meccanismo di circolazione delle opere audiovisive indipendenti.

Una recente novità legislativa in supporto al settore è costituita dall’introduzione del Tax Credit per gli investitori privati non operanti professionalmente nel settore dell’audiovisivo. La produzione può sfruttare il finanziamento di un investitore che entra con un contratto di associazione in partecipazione: senza acquisire i diritti del film, l’investitore parteciperà però degli incassi in percentuale pari a quella dell’investimento effettuato. Con l’agevolazione del Tax Credit, il finanziatore potrà scalare il 40% del suo investimento avvalendosi dei crediti d’imposta: il rischio finanziario è quindi diminuito, ed è aumentata la percentuale del possibile rientro economico. Il sistema incoraggia la partecipazione finanziaria di soggetti di per sé estranei al mondo della produzione cinematografica e desiderosi di parteciparvi solo economicamente. Per informare di questa e altre novità è stato predisposto un desk informativo presso l’ANICA.

Il tema centrale della sezione del Forum è però costituito dall’analisi della difficile situazione della distribuzione delle opere indipendenti in Italia. Claudia Bedogni (Cinecittà Luce) rileva la forte concorrenza tra le opere che si contendono le sale: per emergere in un mercato tanto vasto il film deve avere una caratterizzazione molto forte, ed essere venduto come un evento. Tuttavia, anche film di qualità con queste caratteristiche spesso non riescono a ottenere un adeguato ritorno economico: emblematico il caso di “Lourdes”, film commentato da tutti ma visto da pochi. Claudia Bedogni sottolinea anche due altri aspetti correlati: l’importanza del box office e la scomparsa dei pattern di distribuzione “tradizionali”. Ci sono opere che, per la loro natura, si affermano tramite il passaparola: per questi film l’affluenza di pubblico nelle sale non può essere immediata. L’esigenza di avere un rientro economico nei primissimi giorni di programmazione deve essere posticipata, e questo è un rischio per l’esercente. Inoltre, un film “debole” al box office ha attualmente difficoltà a recuperare parte delle perdite con l’uscita in home video, mentre i new media non sono ancora in grado di fornire un rientro economico adeguato.

La scomparsa dei circuiti tradizionali di distribuzione al di fuori della sala di prima visione è anche al centro dell’intervento del rappresentante della Roma Lazio Film Commission. Fino a pochi anni fa, l’esistenza di circuiti di seconda o terza visione (sia nelle grandi città sia in provincia) permetteva, ai film che non avevano realizzato immediatamente grandi incassi, una “ripresa”. Il sistema favoriva così anche la produzione di film che, nella peggiore delle ipotesi, avrebbero potuto prolungare la loro vita in questi circuiti. Oggi la risorsa primaria per questi film è la vendita dei diritti alle televisioni, con tutto ciò che questo comporta in relazione al ritorno economico per i finanziatori e per il ruolo della sala cinematografica. La Roma Lazio Film Commission sta attualmente lavorando per rilanciare il ruolo di “animatori territoriali” dei gestori dei cinema della provincia laziale, promuovendo anche la nascita di un circuito in cui veicolare il cinema d’autore. Particolare attenzione viene anche data alle nuove possibilità della proiezione in digitale, tra cui l’abbassamento dei costi di trasferimento materiale dell’opera e la possibilità di variare la programmazione giornaliera della sala.

L’ultima parte del Forum lascia la parola a tre produttori e al racconto delle loro esperienze. Emanuele Nespeca (Vice presidente dell’Associazione Giovani Produttori Cinematografici), Marco Valerio Pugini (dell’associazione Autori e Produttori Indipendenti) e Geremia Biagiotti (Revolver Film) espongono le reali difficoltà che il produttore italiano si trova oggi ad affrontare. Nespeca affronta il tema del rapporto tra produzione e distribuzione dal punto di vista del produttore che, non avendo ancora una distribuzione per il suo film, incontra difficoltà nel trovare i finanziamenti. La risorsa della pre-vendita dei diritti alle televisioni comporta, infatti, grosse difficoltà nella fase successiva di ricerca di un distributore per la sala, perché i diritti sono già stati acquisiti da altri. Il passaggio dalla vita del film in sala alla distribuzione televisiva, con il problema dell’attesa della scadenza dei diritti del “primo acquirente”, è un problema reale anche secondo Geremia Biagiotti. Una possibile soluzione, utile anche a svincolare la produzione dalle attuali logiche di vendita dei film, potrebbe essere muoversi verso i nuovi mercati del “video on demand” e dei new media. Pugini sottolinea come la fase preliminare di sviluppo di un film comporti costi che raramente sono presi in considerazione dagli organismi di promozione: molti progetti si fermano così alla fase d’ideazione (che comporta comunque un investimento, spesso sostenuto in proprio), poiché procedere senza la certezza di avere una distribuzione comporterebbe un rischio troppo alto per il produttore.

In questo scenario, la co-produzione di opere con partner europei resta un’occasione unica per produrre film altrimenti destinati ad arenarsi nella fase iniziale d’ideazione. Pur con le complicazioni burocratiche e logistiche che una co-produzione comporta (evidenziate nella prima sezione del forum dedicata alla produzione indipendente europea), spesso le sinergie tra partner europei permettono l’accesso dell’opera almeno in alcuni mercati nazionali. I contatti che i co-produttori possono avere con distributori del loro paese d’origine permettono di rendere accettabile il rischio della produzione anche per il partner italiano. Accanto alla necessità di sfruttare tutte le occasioni a disposizione, il Forum ha però evidenziato anche la difficoltà degli operatori a entrare in contatto con gli interlocutori istituzionali, difficoltà che portano a situazioni paradossali in cui opere co-prodotte in maggioranza dall’Italia trovano distribuzione unicamente nel paese del co-produttore minoritario e non sono mai viste nel nostro. In un difficile momento di transizione e crisi economica generale, la cooperazione e lo scambio d’informazioni (che avvengano in sede istituzionale o in forum ad hoc) sembrano gli strumenti più validi per affrontare il futuro.

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