Mettiamo da parte il tappeto rosso, le sfilata di famosi e non famosi, mettiamo da parte la mondanità, il gossip, i nomi di richiamo, mattiamo da parte le troppe chiacchiere che il più delle volte animano le kermesse cinematografiche più importanti nel panorama mondiale e invece puntiamo per una settimana lo sguardo sulle Marche, puntiamo su Pesaro e la sua 46° Mostra Internazionale del Nuovo Cinema.
Ritengo però sia giusto prima sottolineare che la conferenza stampa di presentazione del Festival, è stata un poco avvelenata da quello sfogo, segno forse di un senso d’impotenza da parte dell’amministrazione locale e purtroppo condizione la sua non isolata, che ritiene inevitabile sottolineare i problemi economici affiorati con la manovra Tremonti e appunto messa sottoaccusa per i previsti tagli drastici, e per questo nocivi, nel settore della cultura e dello spettacolo. Primo fra tutti gli scontenti è il sindaco di Pesaro Luca Ceriscioli. C’è invece chi come Valter Eusebi, consigliere comunale del PDL, infastidito dall’ennesimo pretesto per parlare male dei provvedimenti del Governo, risponde che tutto è sempre un modo per sfociare in una disputa politica.
Ma noi, in questo preciso istante di politica non vogliamo parlarne, perché c’interessa il cinema e chi fa cinema e ci interessa questa città, che fin dal 1965 diviene luogo d’incontro per cinefili e cineasti più accaniti. A quarantasei anni dalla data di nascita Film Festival, Pesaro, in questa edizione, vuole rendere omaggio a uno dei fondatori del Festival, così il premio del concorso sarà dedicato a Lino Miccichè e inoltre sarà a lui dedicato un volume edito da Marsilio intitolato “Patrie visioni – Saggi sul cinema italiano 1930-1980” a cura di Giorgio Tinazzi e Bruno Torri in cui si ripercorre mezzo secolo di cinema italiano.
Proprio qui nella città marchigiana, il giovane e appassionato Bernardo Bertolucci veniva a godersi, magari anche a sottrarre, schegge d’intuizione sull’imminente destino del linguaggio cinematografico, perciò non è un caso se proprio il grande maestro sarà a Pesaro per ritirare il premio Pesaro Nuovo Cinema il 27 di giugno, a rivangare assieme al pubblico, quegli anni in cui il cinema italiano era baciato da una splendida creatività e da un indomabile desiderio di rappresentare i mali e i vizi e i sogni della gente.
Il direttore della Mostra del Nuovo Cinema, Giovanni Spagnoletti, in carica dal 2000, ha saputo mantenere fede al voto espresso dai suoi fondatori, convergendo su l’unico vero punto focale importante della manifestazione, ossia la scoperta di autori che sapessero ammiccare al grande pubblico, coinvolgerlo per ricercare una nuova gamma di vocaboli, di sensazioni e assieme ad esso giungere a una graduale comprensione della realtà, sempre sfuggente e modificabile, sempre in corsa verso il domani. Difficile non scemare d’interesse e di gusto in un così lungo periodo, e non gongolare nel successo degli anni precedenti aspettando che i numeri e le critiche ricalchino di buon grado i risultati del passato, e non accontentarsi dei volti che hanno reso il Festival di Pesaro conosciuto e apprezzato. Invece Pesaro continua a chiedere attenzione, a osare, continua a concimare questa settima arte dedicandosi allo spettatore e proponendogli pezzi d’avanguardia.
Ecco così che l’ospite d’onore del Festival è il cinema russo contemporaneo, che negli ultimi anni è salito alla ribalta internazionale guadagnandosi numerosi premi. Pesaro presenta una delle retrospettive più complete in Italia del nuovo cinema russo, con oltre venti film proposti da una generazione post- sovietica di cineasti trentenni e quarantenni, che ancora però non si sono meritati da parte dei distributori italiani, nessuna attenzione particolare.
Film come Roads to Koktebel, che fece conoscere il talento di Boris Khlebnikov e Aleksey Popogrebsky, passano nel nostro paese senza lasciare una traccia visibile, ignorato dalla larga maggioranza di pubblico. E poi ancora Oxygen di Ivan Vyrypayev, dove la multimedialità si fonde, musica pop con il linguaggio teatrale e il videoclip, un film che per qualità e ricerca, per innovazione e sentimento spazza via in settantacinque minuti una serie di scialbe pellicole costruite seguendo la standardizzata scaletta da manuale di sceneggiatura, che ci vengono propinate ad alto dosaggio, riuscendo in alcuni casi a farci passare solo due ore di tempo.
Un cinema vivace quello delle nuove voci russe, uno spaccato sociale e territoriale che mette in luce contraddizioni e una politica ancora inadeguata per indicare la via a un popolo voglioso di riscosse. Interessante a questo proposito sarà l’incontro che si terrà mercoledì 23 ore 10:30 al Teatro Sperimentale, in cui si discuterà alla presenza di alcuni registi delle possibilità del cinema russo contemporaneo. Vorrei qui ricordare tutti gli scenari che ospiteranno la manifestazione, partita il 20 di giugno e che terminerà il 28 con la cerimonia di chiusura. Oltre quindi al Teatro Sperimentale, gli altri luoghi del Festival sono il Cinema Astra e, per quanto riguarda le proiezioni serali all’aperto, Piazza del Popolo.
Il cinema è anche storia perché il 24° evento speciale è dedicato a Carlo Lizzani, che per tutta la settimana esplorerà il lungo percorso personale, politico, cinematografico e culturale di Carlo Lizzani, con una retrospettiva completa, una lunga video-intervista inedita, un libro, una mostra fotografica, un convegno e un nuovo film in anteprima assoluta. Alcuni film, tra cui La vita agra, che sarà proiettato in Piazza del Popolo, saranno presentati al pubblico nella versione restaurata dalla Cineteca Nazionale.
Continuano anche le proiezioni del Dopofestival che si tengono nel cortile interno di Palazzo Gradari, ogni sera a partire da mezzanotte, proponendo i nomi più interessanti della videoarte contemporanea, e indagando sulla futura forza impressionistica del videoclip.
Per chiunque sia interessato, può trovare il programma dettagliato sul sito ufficiale del festival che è www.pesarofilmfest.it
Vi terremo aggiornati comunque sulle sorprese di questo Festival.




