Mercoledì, 01 Settembre 2010 16:59

Venezia 67. Al via l'edizione 2010 della Mostra

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Riuscire a cogliere lo spirito del nostro tempo attraverso un cinema capace di scandagliare i linguaggi, i temi e gli stilemi della cultura contemporanea. E' questa insieme la sfida e la promessa della 67ma Mostra del Cinema di Venezia, che si traduce sia in un'attenzione particolare alla sperimentazione e più in generale alle nuove tendenze del cinema internazionale (a cui è dedicata la rinnovata sezione "Orizzonti") e italiano (protagonista della sezione "Controcampo italiano"), sia in uno sguardo meno severo e sostanzialmente più aperto verso il cinema commerciale.

Per quanto riguarda nello specifico il concorso di lungometraggi "Venezia 67", che vede in lizza per il leone d'oro 24 pellicole (una delle quali ancora sconosciuta), uno dei primi fattori che ha attirato l'interesse dei media è stato quello anagrafico: la media d'età dei registi è probabilmente la più bassa degli ultimi anni e a spiccare per la sua corposa presenza è una corposa generazione di talentuosi 40enni, dal 44enne spagnolo Alex de la Iglesia, che presenta Balada triste de trompeta al 47enne vietnamita Anh Hung Tran con Noruwei no mori(Norvegian Wood), dal 45enne tedesco Tom Tykwer – molti lo ricorderanno per l'innovativo Lola corre (1998) - che presenta il lungometraggio Drei al cileno Pablo Larrain, che in realtà di anni ne ha solo 34 e arriva a Venezia col suo terzo film, Post mortem.

Tuttavia, se si osserva con un occhio meno superficiale l'elenco dei film in gara, un altro elemento dominante e ridondante è quello del ritorno. Il ritorno a Venezia, ad esempio, di un altro 40enne (per l'esattezza 41), Darren Aronofsky con Black Swan dopo il successo di The Wrestler (Leone d'Oro nel 2008). Oppure quello di Sofia Coppola, che torna al Lido con l'attesissimo Somewhere a sette anni da Lost in Translation (che venne presentato alla Mostra nel 2003 nella sezione "Controcorrente"). O, ancora, il ritorno del francotunisino Abdel Kechiche che, in concorso con Venus noire,   ha legato alla kermesse veneziana sia il suo film d'esordio Tutta colpa di Voltaire (selezionato nel 2000 ne "La settimana della critica"), sia il successo recente di Cous Cous (in concorso nel 2008). Si può parlare di ritorno anche per il regista francese Francois Ozon, che si presenta con Potiche a anni da 5x2 cinq fois deux. E, guardando in casa nostra, spicca  il ritorno di un frequentatore a intervalli piuttosto regolari del festival, ossia Carlo Mazzacurati (a lui il Leone d'Argento nel 1994 con Il toro).

Di un altro tipo di ritorno, ossia quello dietro la macchina da presa dopo un lungo silenzio si può invece parlare per il regista statunitense Monte Hellman (dal suo ultimo film, Iguana, sono passati 22 anni), che presenta Road to Nowhere; sulla stessa linea arriva la definitiva conferma del ritorno all'attività del regista polacco Jerzy Skolimowsky, che ha rotto un silenzio quasi ventennale nel 2008 con Four Nights with Anna e ora porta a Venezia il suo Essential Killing. Di nuovo dietro alla macchina da presa anche Vincent Gallo, in concorso con il suo terzo film da regista, Promises Written in Water, dopo i successi di The Brown Bunny (2003) e Buffalo '66 (1998).

Passando invece al comparto degli italiani in lizza per il Leone d'Oro, balza subito all'occhio che, a differenza delle altre sezioni dove si assiste ad un notevole incremento dello spazio dedicato del nostro cinema, qui il numero degli ammessi alla gara resta esattamente lo stesso dello scorso anno, ossia quattro pellicole. Abbiamo infatti Ascanio Celestini con La pecora nera, Saverio Costanzo che si cimenta con l'adattamento cinematografico del best seller di Paolo Giordano La solitudine dei numeri primi; Mario Martone con Noi credevamo e, infine, Carlo Mazzacurati con La passione. Tutti film che, almeno sulla carta, appaiono promettenti, potendo contare su cast di prim'ordine (tra i tanti interpreti segnaliamo Luigi Lo Cascio, Toni Servillo, Giuseppe Battiston, Silvio Orlando, Alba Rohrwacher, Filippo Timi, Giorgio Tirabassi).

Scorrendo rapidamente il programma delle altre sezioni appare inoltre degna di nota l'attenzione del "Fuori concorso" al genere documentario, peraltro sui temi più vari: da quello dedicato a Luciano Ligabue di Piergiorgio Gay a quello di Martin Scorsese e Kent Jones su Elia Kazan fino al lavoro di Giuseppe Tornatore su Goffredo Lombardo. Riflettori puntati anche sul film d'apertura, Machete di Robert Rodriguez, su quello di chiusura, The Tempest di Julie Taymor, e su Vallanzasca di Michele Placido.

Letto 300 volte Ultima modifica il Mercoledì, 01 Settembre 2010 17:21

doppioschermo

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