
Una ventata d’inebriante leggerezza avvolge la Mostra del cinema di Venezia con Potiche, riuscitissima commedia diretta dal regista François Ozon che, con sottile ironia e sapiente maestria, si prende gioco degli elementi archetipici del melodramma rifacendosi a una pièce teatrale di Pierre Barillet e Jean-Pierre Grédy.
Siamo negli anni Settanta e il quieto vivere dei Pujol, facoltosa famiglia borghese molto attenta alle convenzioni e ai privilegi di classe, viene turbato dal clima di contestazione e rivolta che serpeggia tra gli operai della loro fabbrica di ombrelli. Un improvviso malore del marito Robert costringe Suzanne Pujol (interpretata dall'intramontabile Catherine Deneuve) ad uscire da una campana di vetro fatta di futili ma piacevoli occupazioni e a prendere in mano le redini dell'azienda. Una svolta che riporterà a galla segreti sepolti da tempo, sgretolando progressivamente le apparenze e palesando a suon di colpi di scena l'ipocrisia delle relazioni famigliari e amorose che ruotano attorno ai Pujol.
Dopo il grande successo di Otto donne e un mistero (2002), e dei successivi Swimming Pool (2003) e Cinqueperdue (in concorso a Venezia nel 2004), il regista francese François Ozon conferma la sua capacità di costruire universi narrativi stravaganti e talvolta assurdi, senza però rinunciare a una compostezza stilistica e un'eleganza di fondo che gli consentono di non oltrepassare mai il limite della tolleranza. La sceneggiatura, adattata dallo stesso regista, esalta con intelligenza le potenzialità umoristiche di ogni situazione, e le caratterizzazioni caricaturali dei personaggi, per quanto spinte, appaiono riuscite e credibili.
Il dileggio sottile alimentato da ambiguità e doppi sensi traspare già dal titolo, "Potiche", termine francese che ricorre più volte nel corso del film, sia come attribuzione metaforica riferita a Suzanne, dipinta come "una bambolina, un oggetto ornamentale" volutamente miope di fronte alle frequenti scappatelle del marito, sia nel suo senso letterale, nell'espressione "è la goccia che fa traboccare il vaso - appunto, "potiche"- utilizzata proprio dalla protagonista in un acceso scambio con Robert Pujol. La beffa sta nel fatto che Suzanne, in realtà, si rivela tutt'altro che "un potiche"…
E se tutte performance attoriali risultano efficaci e convincenti, l'accoppiata Catherine Deneuve-Gérard Depardieu (che veste i panni del deputato Babin) ha una forza ineguagliabile. E' l'immagine indelebile del tempo che passa, ma anche l'incarnazione di un sogno destinato a sfiorire, in virtù dello sguardo cinico della macchina da presa che, seppur con piglio scherzoso, svela l'illusorietà di ogni rapporto amoroso.




