
Tra le tante fiabe che costellano la fanciullezza, è difficile non imbattersi in un classico come La bella addormentata, scaturita alla fine del Seicento dalla penna dello scrittore francese Charles Perrault.
Tuttavia, la rilettura che ne dà la regista sessantaduenne Catherine Breillat - peraltro reduce dall'adattamento cinematografico, intitolato La barbe bleue (2009), di un altro classico di Perrault come Barbablù - appare inconsueta, crudele, manierata.
Nel film La Belle endormie, presentato a Venezia nella sezione "Orizzonti", la principessa Anastasia (interpretata Carla Besnaïnou da piccola e da Julia Artamonov da ragazza) non trova alcuna protezione nelle frivole fate che avrebbero dovuto mitigare gli effetti del terribile incantesimo della strega, e si trova completamente sola a combattere contro la sorte infausta che si abbatte su di lei quando è ancora una bambina, sola a rincorrere un sogno d'amore che non è che l'ennesima, crudele illusione.
La regista e sceneggiatrice francese Catherine Breillat si accosta all'universo della fiaba scardinando alcuni topoi letterari del genere: il confine tra bene e male si fa labile e mutevole; la componente erotica corrode l'idealizzazione dell'amore eterno; la quotidianità s'insinua tra le pieghe del fantastico.
Dal punto di vista puramente visivo, la narrazione si traduce in un susseguirsi di inquadrature concepite come dei quadri, che monopolizzano l'occhio dello spettatore per le belle composizioni studiate ad effetto e i forti contrasti tra colori saturi.
La storia, tuttavia, difetta di coesione e le ricorrenti incursioni nell'assurdo mancano di quella fluidità che avrebbe garantito al film un coinvolgimento emozionale che invece, purtroppo, non c'è.




