Nel pomeriggio presso l'auditorium del Palazzo delle Esposizioni, sono stati proiettati i corti in concorso per la categoria: Izorane, Lala, Metropolis Ferry, Unutma (Forget me not) e Una vida mejor.
Il tema ricorrente in tutti, la morte e come viene affrontata dai protagonisti.
In Izorane, di produzione marocchina, una ragazza costretta a letto dopo che anni prima ha avuto un incidente in macchina con il padre, dove quest' ultimo è morto, è accudita da una donna che un giorno riceve una lettera dalla madre della ragazza. Dall' espressione del viso della donna si capisce che su quella lettera non sono riportate buone notizie. I dialoghi soo assenti e un ruolo importante lo giocano sia la musica che le espressioni dei personaggi. Si passa ad una scena dove si assiste ad un rito, che si conclude con la ragazza, che in veste bianca, raggiunge il padre che è venuto a prenderla in sella ad un cavallo bianco, quasi come fosse una visione onirica. La donna che per molto tempo si è presa cura di lei, la saluta gettando la sua bambola in acqua dove sa, e come si vedrà, la ragazza arriverà per prenderla con sè.
In Lala, Jesus, nipote della donna, è ossessionato da una storia che la donna gli raccontò quando era un bambino, ma di cui non svelò mai la fine. Così mentre il resto della famiglia è stretto intorno al proprio lutto e al piccolo scandalo familiare della storia tra Jesus ed una sua cugina, il ragazzo cerca di scoprire la conclusione della storia.
In Metropolis Ferry, tre ragazzi spagnoli, di ritorno da una vacanza in Marocco, assistono alla violenza della polizia portuale contro un clandestino. E mentre inizialmente tentano di aiutarlo, dopo lo lasciano al suo destino.
In Unutma, sono due i protagonisti: una ragazza dai capelli rossi, che si autoscatta delle foto con una polaroid, e poi le commenta ma non riconosce mai se stessa in quelle immagini; ed un uomo, un antiquario che entra in possesso di quelle foto, e come la ragazza dai capelli rossi, anche lui vede altri volti prima di riconoscere quello della ragazza, che da un fotogramma iniziale ed uno finale, si capisce essere morta. Anche in questo corto sono assenti i dialoghi, e importante diventano la musica e le espressioni dei volti dei due protagonisti.
In Un vida mejor, una donna con i suoi figli, cerca di scappare come clandestina, e si unisce ad un gruppo. Ma assaliti dai banditi, si separano dal resto del gruppo e si perdono nel deserto, dove uno di loro troverà la morte.




