Tanti premi, tanti membri di giuria, un po’ pochi giornalisti a seguire il Festival, tanta istituzione ma anche tanto coraggio nel premiare pellicole dai contenuti molto forti per un paese che ospita il premio, bloccato da regionalismi e razzismi che non riescono a farci guardare il mondo a noi circostante senza la lente deformante dell’ignoranza verso l’altro.
Il principale premio del Concorso Ufficiale è il Premio Amore e Psiche, la cui giuria è composta da personalità del cinema e della cultura come il regista Marco Bechis (tra tutti i suoi lavori, Garage Olimpo), la giornalista Maria Pia Fusco (La Repubblica), la produttrice Anne-Dominique Toussant (alla quale dobbiamo il magnifico “Respiro” di Crialese)e la scrittrice, psichiatra, etno-psicanalista (si definisce “artista con una visione universalista della vita: una persona che vive, assorbe e poi riflette la vita attraverso i filtri imperfetti delle proprie esperienze”) Rita El Khayat ed il cui presidente è Dominique Baudis, Presidente dell’Istituto del Mondo Arabo di Parigi (giornalista, eurodeputato, ex sindaco di Tolosa).
Il premio è stato assegnato al film “Eynaim pkohot” (Eyes Wide Open) di Haim Tabakman, per la regia e la grande qualità formale del film che affronta un’imprevedibile promiscuità tra religione e sesso. Storia di un amore che nasce tra due uomini di Gerusalemme, un macellaio ed uno studente, capaci di allontanarsi dalla loro vita precedente per vivere appieno il loro amore. Menzione speciale ad “Ander” di Roberto Castón, per la sua ruvida sensualità, semplicità, originalità; per i tre protagonisti esemplari, per aver saputo proporre un’altra idea di famiglia. La pellicola spagnola ambientata nei Paesi Baschi racconta dello sconvolgimento di una famiglia di contadini la cui esistenza viene sconvolta dall’arrivo di un immigrato chiamato per aiutare la famiglia nel lavoro nei campi. L’arrivo di una persona “altra” che proviene da una differente realtà (il Perù) non può che portare sconvolgimenti.
Il Premio Espressione Artistica va ex-aequo a “Uzak İhtimal” (Wrong Rosary) di Mahmut Fazıl Coşkun, per il controllo del linguaggio cinematografico e la grazia delle immagini e del soggetto ed a “Hijab el Hob” (Veiled Love) di Aziz Salmy, per il coraggio del regista nell’affrontare un tema particolarmente audace nella società marocchina di oggi. Turchia e Marocco premiati ex-aequo per due pellicole tra loro distanti, perché se nel film turco dei sentimenti tra i protagonisti non rimane che l’impressione superficiale, in Veiled Love la protagonista vivrà tutte le tappe tipiche di chi decide di vivere in pieno i propri amori, anche se questo significa andare contro le regole sociali imposte.
Nessun premio dunque a Claudio Noce per il suo “Good morning, Aman”, nonostante gli sforzi di un Mastrandrea nella duplice veste di attore e produttore (unico film italiano in concorso ufficiale). Peccato.
Per il concorso “Eurimages Nuova Europa” la giuria, composta dal Tahar Ben Jelloun (premio Koinè, scrittore, poeta, giornalista), dall’attore tunisino Ahmed Hafiene (miglior attore non protagonista de “La giusta distanza” di Mazzacurati ai David di Donatello, unico attore arabo a vincere il premio)e dal giornalista Pietro Zardo (editor delle pagine culturali del settimanale “Internazionale”) ha riconosciuto vincitore il film “Pandora’nın kutusu” (Pandora’s Box)
di Yeşim Ustaoğlu per la sua umanità, per la verità dei personaggi colpiti dalla violenza irrimediabile della vita; per il modo delicato, diretto e al tempo stesso sottile in cui è messa in scena questa violenza cittadina che riguarda tutti noi; questo film fa riflettere sul posto degli anziani nella società mediterranea; particolarmente apprezzata l’interpretazione dell’attrice Tsilla Chelton. Coproduzione turca, francese, belga e tedesca, la pellicola racconta del viaggio (fisico) di tre fratelli costretti ad un viaggio (mentale) per raggiungere la memoria della madre appena scomparsa.
Per il Concorso Nazionale Lungometraggi Premio Italia nel cinema, la cui giuria composta dalla giornalista Defne Gursoy (autrice di saggi e collaboratrice di numerose riviste francesi), dall’altra giornalista Elizabeth Missland (direttrice artistica e Presidente Onorario dei Globi d’Oro dell’Associazione Stampa estera in Italia, membro del comitato artistico del Montecarlo Film Festival presieduto da Ezio Greggio) e dall’altro giornalista, ma anche scrittore e poeta Said Rifai (membro d’onore di numerosi cine-club del Marocco, sceneggiatore, corrispondente), vince “La casa sulle nuvole” di Claudio Giovannesi, per la perfezione del suo racconto che non solo riflette con grande sensibilità il ribaltamento dei ruoli nel quadro familiare, ma anche rimette in causa i preconcetti sull’immigrazione nel bacino mediterraneo. I due fratelli Michele e Lorenzo in road movie che parte da Roma per arrivare a Marrakech alla ricerca del padre scomparso da dodici anni.
Menzione speciale alla pellicola “Non è ancora domani” (La Pivellina) di Tizza Covi e Rainer Frimmel. La giuria ha inoltre deciso di attribuire una menzione speciale a La Pivellina, film che ha profondamente commosso i giurati. Storia di una bimba di due anni abbandonata e trovata da una donna che lavora in un circo, che deciderà di cercare la madre della piccola accompagnata da un ragazzino tredicenne.
Non ha colpito nemmeno in questa sezione il film di Noce, che nonostante il tam-tam, le presentazioni e le feste non ha ricevuto nessun premio.
Per il Concorso Internazionale Documentari Open Eyes, la cui giuria era composta dal regista, produttore e direttore artistico Agostino Ferrante (al quale, oltre ai numerosi documentari, dobbiamo esser profondamente grati della nascita dell’Orchestra Nazionale di Piazza Vittorio, fondata con Mario Tronco degli Avion Travel), dal giornalista turco Ugur Hukum (anche sociologo trapiantato in Francia, dalla quale cura numerose pubblicazioni e corrispondenze coi media del suo paese natale) e dalla scrittrice romana Igiaba Scego (scrittrice del libro “La nomade che amava Alfred Hitchcock”, collabora con “La Repubblica”, “Carta” e “il Manifesto”), vincono ex-aequo “Hanna e Violka” di Rossella Piccinno, per la sensibilità poetica con cui si racconta una vicenda privata, che coinvolge due famiglie, una italiana e una polacca, testimoni dirette delle trasformazioni dell’Europa di oggi, tra migrazioni e cambiamenti sociali e
“Welcome to Hebron” di Terje Carlsson : le frontiere tra le persone non sono sfortunatamente solo amministrative o politiche ma anche sociali e religiose. Il regista svedese Terie Carlsson descrive in modo scioccante quanto è profonda la differenza tra i palestinesi e le colonie israeliane ideologicamente manipolate a Hebron. Attraverso la vera storia di una ragazza diciassettenne scopriamo la vita di tutti i giorni delle famiglie palestinesi e dei loro figli. Risulta essere quindi un ottimo spaccato della lotta giornaliera in un luogo dimenticato della Pales.tina.
Menzione speciale al documentario “Blooming Businnes” di Ton van Zantvoort: tra le 17 opere in concorso, la giuria ha deciso all’unanimità di assegnare una Menzione Speciale a “A Blooming Business”, per le toccanti e coraggiose testimonianze dei protagonisti di questo film, che ha saputo investigare su cosa si nasconde dietro la produzione, in Kenia, di fiori poi esportati nei paesi ricchi. Un viaggio nel mobbing, nel disastro ecologico, nello sfruttamento umano e sessuale di un business che nasce nell’Africa Orientale e che, comunque consente a molti esseri umani di sopravvivere lungo la filiera.
Gli studenti delle Scuole Nazionali di Cinema, assieme ai detenuti del Nuovo Complesso di Rebibbia, coordinati da Angelo Loy, per il Concorso Internazionale Corti hanno premiato “Dans nos Veines” (In Our Blood) di Guillaume Senez, perché sviluppandosi intorno a una storia lineare, il film esplora con un approccio critico il nucleo familiare e le sue interconnessioni. Tensione, violenza, e disparità appartengono alla nostra società e sono elementi perfettamente rappresentati nel film. Sorprendente improvvisazione, notevole recitazione e coerenza tecnica fanno di questo film il vincitore del Premio Cervantes Roma per il cortometraggio più innovativo, mentre per il Premio Metexis “My Sixtine” di Jonathan Colinet e Sebastien Dubus, perché non c’è prigione che possa confinare il pensiero. Con questa frase la giuria all’unanimità ha voluto premiare un’opera che mostra come l’immaginazione renda gli uomini liberi.




