Martedì, 20 Ottobre 2009 20:41

Dai libri al grande schermo

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Letteratura, musica, cinema: ovvero, quando un solo linguaggio non basta. L’esordio alla regia di Paulo Coelho con il suo The Experimental Witch, torna a riaffermare una tendenza all’eclettismo di certi artisti che nascono scrittori e presto o tardi provano ad avventurarsi in questo immenso parco giochi che è il mondo del cinema, per un’esigenza di sperimentazione e di comunicazione forse, prima ancora che per talento.

Se è vero, infatti, che la storia del cinema ha sempre trovato legami indissolubili con la letteratura, da un lato traendo ispirazione dai plot e dall’altro prendendo in prestito per la regia i nomi di grandi scrittori (basterebbe ricordare, per un cinema d’altri tempi, di immaginazione e di magia, Pier Paolo Pasolini), è più interessante riconoscere e capire il fenomeno di una moltitudine di scrittori che sentono il bisogno di vedere le proprie parole trasformate in immagini e di accompagnarle, talvolta persino in prima persona, dentro la pellicola di un film.

Lo avevamo già visto l’anno scorso, con la presentazione della Lezione Ventuno firmata da Alessandro Baricco per Fandango. Non si trattava certamente di un autore estraneo al cinema (dal suo Novecento è stata tratta La leggenda del pianista sull’Oceano di Giuseppe Tornatore e dal suo Seta è stato tratto l’omonimo film da François Girard), ma del suo primo impegno alla sedia da regista, con la precisa intenzione di consegnare quella storia, dal potere così immaginifico, ad un pubblico europeo: non casuale, dunque, la sua scelta di rinunciare persino alla purezza dell’italiano, scegliendo di girare in inglese e di affidarsi ad un cast interamente straniero, a cominciare dal protagonista Noah Taylor. C’era in questo il tentativo di spingersi all’estrema professionalizzazione di un’altra arte, che non era la sua.

Lontano da un simile livello di ricerca artistica, persino Federico Moccia si è sforzato di dirigere la trasposizione cinematografica dei suoi libri.  Ma, anche laddove non osano tanto, sempre più di frequente gli scrittori non rinunciano a seguire da vicino i registi che – ormai pare una pratica inevitabile- si ispirano ai loro libri: è il caso, di recente, di J.K.Rowling, piuttosto che di Dan Brown o, in Italia, di Roberto Saviano.

Il fenomeno non sarà certo, vogliamo sperarlo, un inseguimento delle mere logiche di mercato. Non sarà nemmeno esclusivamente l’inseguimento della visibilità e delle sue regole ineludibili, che condannano ormai troppo spesso la parola scritta a stare all’ombra del potere supremo dell’immagini. Nella maggior parte di questi casi, parliamo infatti di autori di straordinario successo, che non avrebbero alcun bisogno di promuoversi attraverso il cinema. E’ probabile allora, oltre che auspicabile, che al fondo di questo “straripare” oltre i confini del proprio linguaggio, ci sia esclusivamente una spinta autentica alla ricerca artistica.

La contaminazione, insomma, ha i suoi pregi se è originale. C’è da aspettarsi che il lavoro di Coelho, proprio perché del tutto innovativo e scarsamente autoreferenziale, lo sarà davvero.
Letto 367 volte Ultima modifica il Giovedì, 17 Dicembre 2009 18:30
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