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La vergüenza
Se ti perdi nella foresta, non muori nè per il freddo né per la fame: muori per la vergogna.
Con questa frase, che vale il film, Pepe, il protagonista de La vergüenza trova la chiave della propria vita ma non la sa usare. Insieme alla moglie Lucia si trova a dover scardinare i gangli apparenti di una vita brillante, di fronte all’amara consapevolezza di una sconfitta: nessuno di loro due riesce a fare da genitore a Manu, il bimbo peruviano che hanno adottato e con il quale non riescono a dialogare. O forse sono loro che da troppo tempo hanno smesso di farlo.
E’ meno banale di quel che l’esile trama potrebbe lasciar pensare, il film di David Planell Serrano, distribuito nelle sale con il titolo The Shame, che dopo aver vinto la Biznaga d'Oro del miglior film e il premio della migliore sceneggiatura al Festival di Malaga ed è stato presentato a quello di Roma nella sezione “La Fabbrica dei Progetti”.
Sceneggiatore di lungo corso, Planell dimostra, alla sua prima regia, uno stile autonomo e sicuro, con una direzione dalle idee chiare qualche scelta coraggiosa.
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