“Tutto ciò che so l’ho imparato perché amo”: con questa epigrafe tratta da “Guerra e Pace” si apre The Last Station, film basato sull’omonimo romanzo di Jay Parini che ricostruisce, tra fama pubblica e passioni private, l’ultimo anno di vita del grande Tolstoj.
Ad essere messi in scena sono soprattutto i battibecchi matrimoniali del mostro sacro della letteratura, a cui fa da testimone suo malgrado il giovane Valentin Bulgakov, nuovo segretario, nonché suo devoto seguace. Motivo della contesa coniugale sono i diritti delle opere di Tolstoj che lo scrittore vorrebbe rendere di dominio pubblico, in linea con la sua nuova filosofia di vita, mentre la contessa Sofja, sua moglie, rivendica ferocemente come eredità familiare.
L’effetto della commistione dei generi è spiazzante, ma il risultato è sicuramente riuscito: a metà tra film storico e commedia sentimentale, The Last Station possiede la dettagliata ricostruzione storica del primo e la freschezza di dialoghi e l’ironia della seconda.
La regia affidata a Michael Hoffman è una garanzia e notevoli sono anche le interpretazioni di Christopher Plummer, James Mc Avory e soprattutto di Helen Mirren (già premio Oscar nel 2007 per The Queen) bravissima nel ruolo della contessa chiassosa e materialista, ma profondamente innamorata del marito; parte che riesce ad interpretare con ironia senza, però, mai rinunciare all’eleganza che le è propria.




